venerdì 6 ottobre 2017

Gli strani, imponderabili e imperscrutabili effetti del(la) Var

La palla si librò in aria al rinvio sbilenco di Marco, il nostro stopper degno di un calcio antico, che però quando colpiva il pallone, codesto tendeva essenzialmente a impadronirsi di vita propria. Prendeva direzioni a cazzo, per dirla così come la dicevamo in spogliatoio, tendenzialmente proiettandosi verso l'alto, finchè a un certo punto prendeva a scendere a candela, e allora per metterlo giù e renderlo domo ci voleva un piede morbido, tipo il mio sinistro. Così approfittai dell'attimo d'incertezza degli avversari, che guardavano in aria un po' stralunati, e presi a correre verso un punto del campo ipotetico, che per ragioni un po' istintive e un po' oscure mi parve poter essere quello che in fisica pare si definisca punto di caduta. Circa una decina di metri oltre la metacampo avversaria, poco prima dell'out destro. Il pallone veniva effettivamente verso di me, solo dovetti piazzare un breve scatto verso il centro, poi esso cadde e si ammorbidì placidamente sul mio mancino. Fausto, il nostro centravanti, mosso da gratificante fiducia nelle mie capacità, anticipò il movimento del difensore avversario e provò a gettarsi nello spazio libero tra le terga di costui e la porta. Io lo vidi con la coda dell'occhio, scostai lievemente la palla di mezzo esterno facendola passare sotto le gambe di un avversario, che si era fiondato con un certo ritardo verso di me con la palese intenzione di braccarmi, e diedi subito un colpetto sotto alla palla, scodellandola oltre la testa di quello stesso difensore. Il mio assist gli arrivò perfettamente assecondando la sua corsa, lui stoppò di petto al primo rimbalzo del pallone e scagliò un fendente di destro sotto la traversa, che freddò il portiere, proteso in un vano tentativo di uscita. Sarebbe stata una cosa meravigliosa, se solo quel fesso del guardalinee non avesse alzato la bandierina e l'arbitro non avesse fischiato con condiscendenza. Il mister se la prese con me, che avevo perso tempo con quel tunnel, ma per me il fuorigioco non c'era. Ne ero certo. Tanto più che, avremmo poi saputo, le immagini mi davano ragione. Non era fuorigioco. Il problema era che il Var non potè intervenire. Avevano fermato il gioco, quei maledetti. Non si poteva più tornare indietro. Neanche il mister tornò indietro dalla sua posizione. 
Dieci minuti dopo partii in serpentina, animato da spirito di vendetta, ma di fronte a due avversari persi palla e parastinco. Mi arrivò un calcione dritto sulla tibia, mentre quell'altro mi portava via il pallone. In questi casi non c'è Var che tenga. Non eravamo mica in area? C'erano mica gli estremi dell'espulsione? No. E allora vaffanculo Raffaele, passalo sto cazzo di pallone, disse il mister. Dopodichè mi sostituì. Vaffanculo al Var, dissi io. E poi vaffanculo pure al mister. Che non la prese tanto bene.
La prese ancora peggio quando un loro attaccante filò verso la porta, in posizione di netto fuorigioco, senza che nessuno si degnasse di accorgersene. Il nostro portiere Nicola fu eroico, oltre che assolutamente deleterio, con il senno di poi. Si gettò ai piedi del loro attaccante e prese il suo destro in faccia, salvando il gol e deviando il pallone in calcio d'angolo. In quel momento il mister ne fu entusiasta, e mi guardò con un misto di disprezzo e rabbia negli occhi, come a dire hai visto cosa significa sacrificarsi per la squadra, prendersi le pallonate in faccia, altro che tunnel e ghirigori. In realtà, non aveva per niente compreso ciò che il destino aveva in serbo per lui e per la nostra squadra. In pochi secondi avrebbe maledetto e sacramentato amaramente proprio ciò che un momento prima aveva benedetto e glorificato. Avesse avuto meno sprezzo del pericolo, il nostro portiere, e fosse uscito con minore efficacia, il pallone sarebbe finito in porta e la benedetta Var avrebbe fatto il suo dovere. Quei salami di arbitro e guardalinee sarebbero stati smentiti e il gol sarebbe stato annullato. Palla a Nicola, il tempo di sciaquarsi la faccia rossa per la pallonata, e via di rinvio. Invece, il tempo di sciaquarsi la faccia per la pallonata, e arrivò lo spiovente dal calcio d'angolo. Nicola abbrancò facilmente in presa, diede il tempo ai difensori di uscire dall'area e non ebbe però il tempo di battere la palla in terra prima del rinvio. Fischio sonoro dell'arbitro, quelle sue mani da batrace a mimare il rettangolo ed egli si avviò verso il monitor a bordo campo. Marco si mise preventivamente le mani in testa e tutti capimmo quello che stava per succedere. Il nostro energumeno di fiducia aveva placcato l'attaccante avversario e questi si era buttato a terra. Non se n'era accorto nessuno e nessuno aveva protestato, perchè quel tizio su quel pallone non ci sarebbe arrivato mai e poi mai. Manco quel fesso dell'arbitro aveva visto niente. La Var, invece, sì. Alla Var non sfugge niente. L'arbitro tornò e indicò il dischetto. D'altronde, il regolamento parla chiaro. Fallo in area mentre il pallone era in gioco. Rigore per loro. Nicola da una parte, pallone dall'altra. Finì così. Una tremenda sconfitta per 1 a 0 in casa nostra, contro una diretta concorrente per la salvezza. Eravamo quasi spacciati. Uscimmo dal campo con la testa bassa, sugli spalti neanche un coro contro l'arbitro, men che meno qualcuno che prese a rincorrerlo, come fece una volta Eziolino Capuano in tempi ormai andati.
Io, mentre camminavo a testa bassa, con un pesante giaccone addosso almeno due taglie oltre la mia misura pensavo alla Var. Che poi perché Var? L'avrei chiamata Liudmila, come quella ragazza che un tempo aveva il potere di decretare la mia fanciullesca felicità o la mia bambinesca disperazione con un gesto, una parola, una cosa qualunque che poteva fare o non fare, benchè frutto di una certa cretineria che l'ha sempre e comunque contraddistinta. Effettivamente con questa Var ella mi parve avere qualcosa in comune, se non altro l'incidenza sul mio umore e, in particolare, quella qual certa cretineria. Poi guardai il mio mister, pure lui a testa bassa, che sacramentava in aramaico contro la Var (altrimenti in italiano l'avrebbero squalificato) e mi spinsi a pensare, non privo di acrimonia: "non sarai meno cretino della Var e di quell'altra lì pure tu, che hai fatto il colpo di genio di tirarmi fuori dal campo." E, pensandolo, mi resi conto che alla fine ciò che conta veramente è che qualcuno ci scelga e che quello che desideravo davvero, e avrei continuato ugualmente a desiderare di lì a qualche ora, era semplicemente poter giocare ancora, di nuovo. Al calcio e all' amore. Solo che, ormai era chiaro, se avessi continuato a sperare che dalla Var o da Liudmila mi potesse essere riservato qualcosa di buono, avrei semplicemente dimostrato di essere contraddistinto io pure da quella qual certa cretineria. 
Conclusi addirittura che, in ogni caso, avrei continuato a voler giocare al calcio e all'amore ma, in definitiva, senza la Var e senza Liudmila per me era meglio.

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