martedì 19 settembre 2017

Io non ho le prove, non so, ma scrivo

Io non ho le prove, e non solo. Si dà pure il caso che io non sappia. Sono uno che prova ad usare il proprio cervello, prova a connettere, legare, pensare, a tirare pure delle conclusioni. Non lo nego, però non so. Non so perchè non sono addentro, non sono un addetto ai lavori, non ho i collegamenti giusti. Insomma sono fuori e, per definizione, quelli che sanno è luogo comune della contemporaneità ritener essere coloro che ci stanno dentro. Dunque, io che ne sono fuori, non so. 
Io non ho le prove, non so, ma scrivo. Scrivo così come mi riesce, provando usare il mio cervello, contando su quello che esso connette, lega, pensa, e affidandogli pure le conclusioni. 
Scrivo non avendo paura, talvolta, di partire da una banalità. Come in questo caso, partendo dal banale dato di fatto che nei campi di calcio moderni si segnano molti più gol rispetto a quelli un po' meno moderni. Non solo in Italia, ma soprattutto in Italia, perché qui, prima, si segnava proprio poco. Non dipende certo dai materiali con cui i campi sono costruiti, nè dalle dimensioni del terreno da gioco o delle porte (quelle fortunatamente sono rimaste più o meno uguali). Non dipende manco dal fatto che i campi di calcio moderni in Italia sono decisamente più vuoti rispetto a quelli un po' meno moderni. Di persone intendo, sempre banalmente. Eppure si è sempre detto che il pubblico vuole vedere i gol, ora se ne vedono così tanti di più, ma diserta. Strano.
Quelli che sono addentro, e di conseguenza sanno, dicono che è questione di evoluzione tattica del gioco, di una diversa velocità dello stesso, dell'evoluzione fisica e tecnica dei calciatori. Poi vi è anche l'allargamento della serie a 20 squadre, la B a 22, il dislivello economico, etc. Circostanze che tendono ad aumentare le diseguaglianze e le disparità tra le contendenti, come tristemente avviene pure tra gli esseri umani nostri e loro contemporanei. Non fa una piega. Non lo nego affatto manco io, che non so. Anzi, lo penso e lo scrivo, tuttavia non concludo qui e così. 
Io continuo a riflettere, provando ad usare il mio cervello. Il fatto è che io ne ho visti di recenti scoppiettanti 5 a 4 sui nostri campi, di imponderabili 3 a 3, di dilaganti 5 a 0, 5 a 1, 6 a 0 e chi più ne ha, più ne metta. Li ho visti inquadrati da diverse prospettive, spostandomi da diversi lati, variando punto di osservazione. Cocciutamente quello che attraverso la retina finisce per essere trasmesso al mio cervello sono papere dei portieri, difensori che lisciano goffamente la palla o mantengono un'inquietante distanza di sicurezza dagli attaccanti che dovrebbero invece marcare. Inopinati  e disarmanti ruzzoloni per terra proprio quando si stava per raggiungere quella maledetta palla e spazzarla, intravedo vuoti di memoria, "fasi amnesiache" direbbe il nostro Eziolino Capuano. Sarà forse un problema mio? E, nel caso, attiene alla retina o al cervello?
Io scrivo e se scrivo è perchè penso che non sia un problema mio. Perchè penso anche che la teoria secondo cui i difensori moderni siano così tanto più scarsi di quelli un po' meno moderni non regge, logicamente ed empiricamente. E pure perché penso ancora che sì, Dybala è fortissimo, decidano quelli che sono addentro se paragonarlo o no a Messi. Tuttavia se Maradona in un anno vinceva il titolo di capocannoniere segnando 16 gol e questo va a finire che a novembre avrà fatto già più gol di  Maradona, i conti proprio non tornano. Con tutta la buona volontà.
A questo punto, cosa concludere? Vi confesso che è difficile, non avendo io le prove e perdipiù non sapendo. Non mi resta che guardare gli higlights (si chiamano così) dell'ultima giornata di campionato. Quando non si sa, meglio lasciare da parte le opinioni e fare parlare i fatti. Affidarsi alla cronaca. C'è questo ragazzino, 16 anni, entra a partita in corso e fa doppietta in serie A. Guardo il suo primo gol. Egli attacca la profondità, Taarabt verticalizza in sua direzione, De Vrij entra in scivolata fa sbattere la palla sul viso del suo compagno Radu e la palla arriva al giovin virgulto. Costui, Pellegri per chi non ancora non lo sapesse, ciabatta di prima intenzione di destro un tiretto innocuo, Radu ci mette lo zampone e spiazza il proprio portiere. Poi guardo il suo secondo gol. Zukanovic avanza indisturbato sulla sinistra, con l'avversario più vicino a 10 metri, egli ha tempo e modo per far girare un cross alle spalle di Leiva, piuttosto disinteressato alla vicenda, sulla palla piomba appunto il ragazzino Pellegri, che l'arpiona in spaccata con un gesto atletico di gran vigoria, spedendola di piatto verso il centro della porta. Il portiere laziale Strakosha si sdraia sgraziatamente a terra e se la fa sfliare sotto i guantoni. Doppietta del ragazzino Pellegri, nuova stella del firmamento calcistico italiano, valore di mercato immediato un bel tot (per me incalcolabile) di milioni di euro. Dall'altra parte passano 10 minuti e Gentiletti, ex della Lazio, manovra indisturbato un pallone in disimpegno nella propria metà campo, passaggio in orizzontale (Eziolino ai tempi dei Pulcini ti ci avrebbe fatto fare 27 giri di campo pietroso a piedi nudi) che finisce per servire l'avversario Immobile. Costui indisturbato si avvia verso la porta e sigla il 2 a 3 finale. 
Così è, se vi pare.

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