giovedì 16 febbraio 2017

Meno parole più calcio

Di parole quasi mai ne servono troppe. Soprattutto per spiegare il senso di una partita di calcio. Il calcio è proprio una di quelle cose in cui le parole servono meno. Servono a poco persino quelle di Maradona prima di una partita, che lui il calcio praticamente l'ha inventato. Figuriamoci a cosa servono dopo una partita, quei fiumi di parole di questi altri, che esondano dappertutto, fino a sommergerci. Lasciateli parlare quanto vogliono, evitate di ascoltarli, se la scimmia dalla spalle riuscite a scrollarvela. 
Il senso di Real Madrid-Napoli è quasi tutto in una sequenza. Cristiano Ronaldo fa il doppio passo sul lato destro dell'area di rigore, Koulibaly gli annaspa dietro, il portoghese finta il cross, Kalidou si sdraia tutto su un fianco sull'erba del Bernabeu, con una goffaggine che induce sinceramente in compassione, poi quando si rialza quello ha già preso la linea di fondo, ha tempo per sistemarsi il pallone, guardare in mezzo e scegliere il destinatario preferito per il suo passaggio.
Non c'è nient'altro da capire. Vedere questo colosso, abituato a svettare fiero e sovrastante sugli attaccanti della nostra serie A, a giganteggiare imponendo la sua forza e la sua maestosa predominanza, arrancare spaurito e confuso, quasi disperato lasciarsi in scivolata dove presumeva avrebbe trovato il pallone e invece erano rimasti solo erba e vuoto, riesce a spiegare perfettamente il senso di una serata.
Insomma, ieri sera era un'altra cosa. Non era la serie A, non era il Bologna, non era il Cagliari, non era il Torino. Era il Real Madrid, al Bernabeu, e il Napoli, ieri sera, non è stato all'altezza.
E mi fanno ridere quelli che s'industriano ad argomentare "il Napoli non ha giocato da Napoli". Mi fanno venire in mente il Petisso, Bruno Pesaola, quando allenava il Bologna. Una domenica la sua squadra andò a giocare sul campo dell'Atalanta e lui, baldanzoso, nel prepartita profetizzò: "giocheremo una partita all'attacco. Aggrediremo l'Atalanta fin dall'inizio, imporremo il nostro gioco  dall'inizio alla fine, come sempre." Poi, sul campo, le cose andarono in maniera piuttosto diversa. L'Atalanta schiacciò i rossoblu del Petisso fin dal primo minuto, novanta minuti di difesa strenua, a strattoni, calci e pure qualche morso. Superando il centrocampo tra le 3 e le 4 volte in tutto l'arco della partita. Finì 0 a 0 e i cronisti dell'epoca lo accerchiarono, chiedendogli di rendere conto della clamorosa discordanza tra i fatti e le sue parole. Lui rispose: " e se vede che l'Eatalanta ci ha rubato la idea."
Ecco, il concetto è che nel calcio si possono avere tutte le idee brillanti, i buoni propositi e le impostazioni filosofiche che si vogliono, però c'è un dettaglio al quale proprio non si riesce a sfuggire in nessuna maniera. L'avversario. 
Se giochi contro il Bologna di Donadoni e sei il Napoli, allora è facile che il tuo calcio lo riesci a realizzare. Se sei sempre lo stesso Napoli, però giochi contro il Real Madrid, accade che non ci riesci.
E neanche perchè si sia trattato del Real Madrid nella versione più sfolgorante e spaventosa possibile. No. Semplicemente era il Real Madrid e il Napoli, almeno per ora, viaggia ad altezze decisamente diverse. 
Quindi lasciate perdere le chiacchiere, De Laurentiis contro Sarri, Sarri che analizza, Sacchi che spiega, tutti i gran ciarlieri di Sky. Lasciate perdere. Tanto più che gli stessi che ora prendono una parte nella gran commedia che si sta recitando in queste ore, e magari difendono Sarri, rendendosi solo ora conto della sproporzione di forze in campo, magari sono gli stessi che fino a una settimana fa andavano blaterando che il Napoli "giocava il miglior calcio d'Europa". Non dategli credito.
Insomma, è andata così. Poteva andare pure peggio e almeno su questo ha ragione De Laurentiis. Ora siamo diventati una squadra di brocchi? Assolutamente no. Semplicemente erano ridicoli coloro che prima parlavano di "miglior calcio d'Europa". 
E oltretutto non è neanche detto abbiamo perso ogni speranza. I valori, nel calcio, non necessariamente esprimono un risultato prima che la partita si giochi. Il Real è di un'altra dimensione, noi non vi apparteniamo, ma ciò non toglie che al San Paolo possa avvenire il miracolo. Altrimenti, se tutto fosse già scritto e già previsto, questo gioco non sarebbe bello come continua ancora ad essere. Malgrado ormai se ne parli troppo troppo troppo. Meno parole più calcio. In tempi di slogan, tiriamone fuori uno anche noi.

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