venerdì 18 novembre 2016

Caro De Luca, parlo a te ma non a te

Ho già parlato di lui qui. Eppure è una cosa che faccio malvolentieri. Non solo perchè, come è persino banale spiegare, di lui in quanto tale non me ne frega un bel niente. Il motivo fondamentale è che credo che di lui se ne parli già fin troppo, ben oltre e decisamente al di là di quelli che siano i suoi presunti meriti e di quelli che siano gli altrettanti presunti demeriti. Troppo. Specie nel nostro territorio. E lo spiegavo, come meglio potevo, già quella volta.
Il fatto è che, ora come allora, parlare di lui, più o meno lateralmente, mi conduce a parlare di cose di cui, al contrario, parlo ben volentieri e che, al contrario, ritengo degne di indurmi allo sforzo di scrivere. Allora pazienza se correrò il rischio di gonfiare ulteriormente l'ipertrofia di uno che la sua stessa parodia, che ormai non si capisce più se sia essa a rincorrere lui o piuttosto l'inverso, liquiderebbe essenzialmente come un personaggetto. In fondo, poi, non ho affatto molti lettori.
Non mi metterò certo a commentare la sua ultima mirabolante performance a microfoni che lui sostiene di aver creduto spenti e che invece erano accesi. Se dobbiamo pure stare a discutere se sia giusto o sbagliato dare dell'infame alla Presidente della Commissione Antimafia, aggiungendovi la postilla che sarebbe una "da uccidere", tanto vale gettare direttamente il portatile dalla finestra, con buona pace dei miei pochi lettori. 
Pensavo anche che la stessa considerazione potesse valere, piano più piano meno si cui potesse situarsi la finestra, per questo pezzo che ho trovato on line sul fatto quotidiano. Potete leggerlo qui. *Dico subito, a scanso di equivoci, che l'articolo non mi pare confezionato necessariamente con tutti i crismi della specchiata deontologia professionale. Dico subito, quindi, che ne parlo credendo che i virgolettati siano letteralmente corrispondenti e non considero automatico che sia effettivamente così. E dico pure che, se non fosse così sia il giornalista che "il Fatto" in sé sarebbero da considerare deleteri per il mio concetto di democrazia, di libertà e di civiltà proprio alla stregua di quei concetti espressi in quelle virgolette. Proprio così. Perché per me la stampa ha una funzione e quindi una responsabilità nel processo democratico non necessariamente inferiore a quella che hanno i politici. 
Ora che ho detto questo che andava detto prima, vengo a dire quello che voglio dire dopo e che è anche il motivo per cui mi sono messo davanti a questo portatile, a scrivere questa roba.
Il motivo è che bisogna piantarla. Bisogna piantarla di comportarsi come tifoserie e imparare a comportarsi da cittadini. Bisogna piantarla di sfrangiare le palle altrui con la faccenda di sentirsi fighi perché ci si vanta di essere formidabili fustigatori del politically correct, di un non meglio specificato buonismo, rigorosamente se si tratta di difendere qualche depositario della propria tifoseria. Al contrario, quando si tratta di depositari della tifoseria opposta ci si vanta di scoprirsi fustigatori del sessismo o come lo chiamano loro, dell'omofobia e di chissà quale altra diavoleria a geometria variabile, più o meno inventata. Bisogna piantarla.
Come bisogna pure piantarla con questa insopportabile foga autoconsolatoria del "fanno tutti così". Perchè, se non la si pianta, poi mi venite a dire che, in fondo, la politica al Sud è stata sempre fatta così. Così fan tutti e così si fa da sempre. De Luca è semplicemente uno che ha il coraggio di dirlo, che se ne frega del politicamente corretto, fa una pernacchia in faccia all'ipocrisia e fa bene il suo mestiere. Il suo mestiere. E quale sarebbe il suo mestiere?
Perchè, vedete, questa faccenda del politicamente corretto e cazzatine varie è una colossale imbecillità. Perchè, se per politicamente scorretto s'intende fare esattamente quello che fanno tutti con l'unica differenza che non ce ne si vergogna, ma addirittura si arriva a vantarsene, non mi pare un gran passo in avanti. Non è che una cosa diventa buona, giusta e produttiva solo perchè non ce ne si vergogna più. Il clientelismo non l'ha certo inventato De Luca nè Alfieri, però non mi pare una cosa buona, nè mi pare abbia portato a grandi risultati. Ora, in nome del politicamente scorretto, eleggerlo a metodo di condotta prevalente e accettabile non è che ne possa cambiare la fisionomia, la natura e la sostanza. Sempre clientelismo rimane, sempre cattiva politica resta, e le condizioni del Sud non mi pare possano migliorare così.
Anzi, io ci vedo una conseguenza particolarmente distruttiva oltre che deprimente. Se accettiamo definitivamente, ci rassegniamo che questo è il modo in cui si muove e deve muovere il potere, uccidiamo non solo l'aspirazione, ma anche la speranza di un'altra politica. Con altri obiettivi, con altre finalità, con altre motivazioni. Perchè, vedete ancora, per me il senso della politica è essenzialmente combattere le ingiustizie sociali, calmierare le diseguaglianza, garantire la libertà dei cittadini di cui essa si occupa e la loro opportunità a potersi conquistare una vita migliore. Soprattutto se sei di sinistra, come De Luca sarebbe. E soprattutto se hai una Costituzione come la nostra, con quell'articolo 3, in quella prima parte che tanto ci si spende (a parole) a considerare sacra.
Ebbene la politica così intesa, come si esprime in quel virgolettato non mi pare porti esattamente a questo. E badate bene, le luci, le piazze, le fontane, e tutte le cose (pure alcune obiettivamente positive) di cui la sua lunga lunga lunghissima amministrazione di Salerno si è resa protagonista, neanche hanno portato a questo. Quindi, quando si dice i risultati, bisogna vedere di che si parla. Perchè va bene le luci, le piazze, le fontane, ma poi? Poi c'è il resto. La cosa più importante.
Non finisce mica qui? Non ho affatto finito. Bisogna pure piantarla con questa storia che la democrazia è un ferro vecchio, che certi principi possono andare in cavalleria, e il decisionismo, il nuovo che avanza e "che palle la paura degli autoritarismi", etc. etc.
Perchè, vedete ancora un'altra cosa, a un certo punto io lì leggo: "la democrazia è il governo della minoranza più forte". E allora affanculo il politicamente scorretto, questo è fascismo  e non mi vergogno certo di dirlo. La minoranza più forte. Ci fosse scritto la minoranza più ampia o più grande era un'opinione, condivisibile o meno. Dire la minoranza più forte è fascismo. Spero, caro De Luca, che tu non abbia detto proprio così. Perchè se l'hai detto, sei un fascista. Prendine atto.
 


1 commento:

  1. *nota: va segnalato che, mentre scrivevo, il Fatto quotidiano ha prodotto le prove, pubblicando on line l'audio dell'intervento di De Luca. Decade così ogni dubbio, insieme a qualsiasi possibilità di smentita.

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