venerdì 9 settembre 2016

Tabula rasa

Sono solo io, con la mia tabula rasa in mano. Pezzo dopo pezzo ogni cosa si è staccata, ogni minima sporcatura ormai è stata cancellata. Cancellare però non è pulire. 
Non c'è scritto più niente, niente che qualcuno possa leggere. E nessuno ci può scrivere più niente, perchè lo sporco è rimasto lì. Cancellare non è pulire e colui che può pulire, in realtà, non esiste. 
Lui non esiste. E la mia penna proprio non scrive più. Sono rimasto con un libro vuoto in mano, senza neanche una parola. Senza lei, come sempre. E senza quell'altra. E pure senza quell'altra ancora. Solo.
Sono solo io, con nessun'altra pagina da scrivere e senza nessuna pagina da leggere. Di nuovo a quel preciso punto da cui partire per stare fermo, verso quel movimento palindromo capace di autoannullarsi.
D'accordo, è colpa mia. Me la sono cercata, l'ho voluto io, cosa diavolo mi ero messo in testa, cosa cazzo pretendevo di fare, come accidenti credevo sarebbe mai potuta andare a finire? 
Va bene. Avete ragione voi. Incassate pure i soldi delle vostre puntate.
Qualcuno, però, almeno si porti finalmente tutto via. Queste assurde figure che non hanno affatto alcuna vita. Non sono davvero loro che respirano, non sono davvero loro che sentono, non sono davvero loro che parlano. Sono solo putridi e ridicoli fantasmi che esistevano solo nei miei sogni e solo in quelli significavano qualcosa. 
Ora non voglio sognarle più e non significano davvero più niente. Non esistono. Sono solo imitazione di vita. Portatemele via. Che se le prenda qualcun altro. Ridicoli fantasmi. Devono smettere di funestare il mio sonno. 
Lasciatemi almeno dormire.

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