sabato 9 luglio 2016

La grandezza del campione

La grandezza di un campione la puoi vedere, a volte, quando perde. 
Quando perde dopo che ha vinto tutto, e la sua grandezza è già stampata nei libri, musica suonata nell'aria, nuvola disegnata nel cielo, che chiunque abbia alzato gli occhi l'ha già vista, insieme a quelli che gli occhi li hanno tenuti bassi. La sua grandezza l'hanno già vista e già la conoscono tutti.
E lui non vuole finire ancora. Perché la grandezza, a volte, sembra poter non finire mai. L''ottavo Wimbledon, superando Sampras, la medaglia d'oro in  singolare alle Olimpiadi, non sono la ragione vera, il vero motivo. Sono un semplice dettaglio, il pretesto per continuare a onorare la verità di una grandezza, a celebrare la purezza di uno sport. 
Perché il tennis senza Federer non sarebbe tennis.
La grandezza del campione la vedi quando infila rovesci da posizioni improbabili, al punto da sorvolare anche l'ipotesi umana, con la delicatezza di una carezza di donna. La vedi quando arcua il dritto in diagonale, disegnando traiettorie che Pitagora faticherebbe a capire. Quando si avvicina alla rete e con una volée tocca la pallina, come se la sfiorasse con le labbra. come un bacio che cade dolcemente sull'erba del campo avversario.
Ma quando hai visto tutto questo, resta ancora qualcosa da vedere. La grandezza ancora non l'hai vista tutta. 
Devi vederlo in semifinale a Wimbledon, lanciato verso la finale che potrebbe regalargli la sua ottava vittoria. Contro un 25enne nato in Montenegro,  alto quasi due metri, che nel freddo Canada ha fatto una promessa solenne al tennis. E quel giorno è il giorno in cui quella promessa deve cominciare a realizzarsi. Ci deve essere anche Federer, con la sua grandezza e la sua Wilson in una mano, e nell'altra il suo destino. 
Sembrava poter vincere Federer, ma poi qualcosa s'inceppa. In vantaggio due set a uno, ad un solo punto dal tie-break che avrebbe potuto regalargli la vittoria, 40-15. Doppio fallo. E di nuovo doppio fallo. Cosa sta succedendo? Il campione ha un dubbio. Nonostante la sua grandezza. La grandezza del campione è comunque cosa umana, malgrado davvero non lo sembri. Le cose umane cadono, anche le più belle e le più forti. Hanno, prima o poi, un dubbio ontologico, per quanto fulmineo possa manifestarsi, imprevedibile e breve.
Nel lampo di quel dubbio, Raonic riesce a illuminarsi. Il suo momento deve essere giunto. Spara un paio di dirittacci dei suoi, Federer barcolla, il canadese montenegrino lo passa con un rovescio bimane lungo-linea. Due set pari. 
Ora i muscoli del grande campione paiono lamentare, urlando, la fatica degli anni e delle battaglie. Un fisioterapista massaggia la gamba del campione a bordocampo. Poi il tempo scatta e il campione è di nuovo in campo, come se nulla fosse. 
2 a 1 per il canadese e Federer al servizio. Di nuovo doppio fallo. Il destino che sta per arrivare. Raonic disegna addirittura un rovescio tagliato, ad una sola mano. Non è un plagio, sembra quasi una citazione del campione. Il campione riesce a ribattere miracolosamente, ma il ragazzone dall'altro lato è già sulla palla, appoggia il diritto nel campo vuoto e il campione, proteso disperato sulla palla, frana sull'erba. Il campione è a terra. Con un ginocchio dolorante.
La grandezza del campione la vedi quando si rialza, si siede qualche secondo tenendosi il ginocchio, e poi torna in campo. Sfidando il suo destino. Prova a ribellarsi alla sconfitta, con un ace, con un dritto imprendibile. Ma l'altro è ancora lì. Finché il campione si protende verso la rete e l'altro gli spara palline contro, come se fosse un bersaglio qualsiasi. Federer si oppone, para, prova a dare il taglio giusto alla sua volée, ma al quarto tentativo l'altro lo passa. Il campione ha perso il servizio.
Raonic ormai è in volo verso la vittoria. Le palle infuocate sparata dal suo servizio bruciano l'erba. 
La grandezza del campione non basta ad opporsi al suo destino. L'ottavo Wimbledon è un'ipotesi di nuovo rimandata, che sembra perdere ogni anno un po' di forza e di credibilità.
Raonic si presenterà puntuale al suo appuntamento con la storia contro Murray, e chissà se gli potrà bastare per vincere il suo primo Wimbledon. Non sarà in ogni caso, la sua ultima occasione.
Federer chissà cosa sta pensando, se sta pensando alla sua prossima occasione, mentre si avvicina all'avversario che l'ha sconfitto e, stringendogli la mano, gli sorride. 
La grandezza del campione la vedi tutta in quel momento, quando ha perso e capisce che l'avversario è stato più bravo di lui, e gli sorride. 
Proprio in quel momento, tu capisci che lui è il campione più grande di tutti. Sulla soglia dei 35 anni, quando il campione più grande perde contro un campione di 10 anni più giovane di lui, ti rendi conto che il vero significato della sconfitta è ammirare ancora, un'altra volta, la grandezza del campione.

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