martedì 21 giugno 2016

Sempre sul nuovo che avanza

Mia zia, sempre quella che ha 74 anni, ha letto il post che ho scritto l'altroieri e ha manifestato grande giubilo. Nessuno aveva mai scritto un post rendendola in qualche modo protagonista, e la novità l'ha esaltata. Ovviamente il suo entusiasmo si giustifica con una sovrastima clamorosa del numero dei lettori del post in questione, ma mia zia è così. Particolarmente incline all'entusiasmo e inesorabilmente attratta dalla "novità". Tanto che ha anche aggiunto: "penso che, tra pochi anni, finiranno i nostri affanni*. Sta cambiando il vento. Non la senti anche tu quest'aria nuova? Questa freschezza, questa purezza. La vittoria di queste due giovani donne è la speranza che prende forma, corpo e vita". 
E, stavolta, a dare ragione a mia zia sono persone insospettabili, di svariato orientamento. Praticamente, il jet set degli editorialisti è tutto con mia zia. Probabili prove di salti della quaglia eventuali.
Io, dal canto mio, un poco prima di correre a prendere il 109*, di mattina molto presto, ci ripenso.
E mi accorgo che non mi sono affato persuaso (forma linguistica regionale).
Queste due giovani donne a me sembra di averle già viste in giro. Mi sembra di conoscerle.  pur se non l'avevo mai sentite nominare. Raggi e Appendino.
Se non son loro, di certo la somiglianza è straordinaria. Hanno le facce di quelle che, solitamente ce la fanno. Di quelle che, ad un certo punto, vengono fatte entrare in certe stanze. E, per carità, è anche giusto. Hanno il curriculum.
E, difatti, il successo e l'affermazione personale hanno già provato a costeggiarla, a tampinarla. E sapevano bene da dove partire per iniziarlo, il corteggiamento al successo. Lo studio di Previti (Raggi), la Juventus degli Agnelli (Appendino).
Prima di abbracciare il Movimento. Quel Movimento che è, a tutti gli effetti, il nuovo che avanza. Quel Movimento che viene dal niente, che non ha una storia da rinnegare, nè da giustificare, semplicemente perché una storia non ce l'ha (lo dice pure Ezio Mauro). Un Movimento frutto ed espressione della società liquida, quindi un Movimento anch'esso liquido. 
Il problema delle cose liquide è che non hanno una forma propria. Non hanno forma di per sé. Per assumerne una, hanno bisogno di un recipiente, qualcosa entro cui potersi versare. Solo a quel punto assumono una forma, la forma del recipiente che le ingloba.
Un Movimento liquido si aggira per l'Italia, rompendo i fragili argini di una politica inconsistente e fallimentare. Trascina con sè le cose più disparate e inconguenti, alimentandosi e rigonfiandosi proprio con il fallimento e l'inconsistenza della politica, che dovrebbe invece arginarla.
Non resta che vedere quale sarà il recipiente che lo ingloberà definitivamente e quale sarà la reale forma che esso prenderà. 
Intanto John Elkann, commentando la vittoria della sua ex stagista, si professa ottimista
Intanto, ora che il 109* sta per partire e io devo andare a prenderlo, un mio sospetto su quale sarà questa benedetta forma comincio già ad averlo. Per il resto, il futuro è un'ipotesi  (plagio ignobile di cui mi autoaccuso).

* suggestioni tratte da Rino Gaetano. e dalla sua canzone: "E io ci sto"



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