domenica 12 giugno 2016

Prima che io mi metta a scrivere aforismi

Non mi pare certo il caso che io, arrivato a questo punto, mi riduca alla condizione di mettermi a scrivere aforismi. E dopo, magari, a crederci davvero. E addirittura a credere ad essi, ai miei aforismi.  
Apparirebbe sconveniente persino a me, che a questo punto non sarei autorizzato ad ammantarmi di sottigliezze di sorta alcuna. E varrebbe poco anche la noia di un Germania-Ucraina qualsiasi, attenuante di particolare debolezza. 
Eppure mi spunta in mente che: non dovremmo certo sperare di essere capiti, al limite dovremmo sperare di essere travisati nel senso che possa risultare favorevole a noi stessi. E mi pare un aforisma. E, se ci rifletto un po', mi viene fuori che: lo squilibrato vuole essere capito, il poeta vorrebbe essere travisato nel senso a lui favorevole, il filosofo spera di essere travisato in un senso che sia favorevole al progresso umano.
Quasi quasi ci credo, in questi miei due aforismi. Dopo che ho creduto che siano davvero aforismi, il passo è breve. E mi accorgo che potrei scriverne un'altra decina. Sottili variazioni sul tema. E alla fine si potrebbero ridurre tutti ad una pura, unica citazione di De Gregori: non c'è niente da capire.
Ed ecco che arrivo a quel punto lì. Quello a me più sconveniente, dove io traviso me stesso in un senso che mi risulta ampiamente sfavorevole. Ed è proprio quel preciso senso che mi sfavorisce pesantemente pure agli occhi degli altri. 
Niente da capire. La luce dei lampioni che si rifette sulla strada lucida e io, seduto o non seduto, faccio sempre la mia parte. (cit. De Gregori)
La verità è che lo spettacolo, stavolta, è davvero finito. La Germania ha vinto 2 a 0. Si spengono le luci e io, finalmente, non ho più davvero niente da capire. 
Così finì la storia e io che non sono affatto poeta e sono metà squilibrato e metà filosofo, ispirandomi al mio solito De Gregori, infilo il mio ennesimo, estremo, finale messaggio in una bottiglia. Come se fosse uno di quegli sms che ormai non mando più: però se un giorno passerai da queste parti, riportami i miei occhi, il tuo cappello bianco e il temerario sogno utopico delle nostre bugie, tue e mie.

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