mercoledì 15 giugno 2016

Euro 2016: dopo il primo round

Tutte le squadre sono scese in campo. Il primo giro è terminato. 
Al termine del primo round del girone eliminatorio, quando niente di definitivo si è potuto decidere,  qualcosa è già successo. E vale la pena tentare di capire anche quello che potrà succedere. A questo punto, vi dico come stanno per me le cose. Provvisoriamente, parzialmente. In attesa di quello che dovrà ancora succedere.
La nostra Nazionale è emersa, da questa prima gara, come la squadra che ha più nitidamente espresso un'idea di forza, di efficacia e di solidità strutturale. Considerata anche la pericolosità teorica dell'avversario con cui ha dovuto confrontarsi.  
La sensazione risulta ancor più piacevole, in quanto inaspettata. Quasi mai, nel corso del cammino che l'ha portata a questi Europei, l'Italia di Conte aveva mostrato un volto tanto bello e luminoso quanto nella partita d'esordio a questa competizione. Gli infortuni di Marchisio e di Verratti, gli elementi di maggiore spessore del nostro centrocampo, avevano contribuito ad abbassare ulteriormente le aspettative. 
Il campo, invece, ha emesso una sentenza più benevola di qualsiasi previsione. Vittoria limpida, netta anche oltre il punteggio e, soprattutto, una prova chiara di padronanza tattica ed emotiva della situazione e del campo. Una squadra che sa bene quello che vuole e deve fare, e lo fa con convinzione e determinazione. Tanto da riuscire ad apparire meglio di tutte le altre, senza effettivamente esserlo. 
Diamone atto a Conte e ai nostri azzurri, tenendo bene a mente la provvisorietà e la parzialità di questa realtà. 
La linea difensiva mutuata in copia carbone dalla Juve ha confermato l'affidabilità e il valore che tutti gli riconoscevano fin dalla vigilia e di cui aveva dato inconfutabili prove nel corso della stagione. In particolare è emerso Bonucci ( non a caso, così come nella Juve) con la capacità e la qualità di porsi sia come riconosciuto leader del reparto, sia come ispiratore primario delle trame offensive della squadra. Hanno svolto bene il loro compito gli esterni, con Darmian da una parte a garantire equilibrio e coperture adeguate, e Candreva sulla destra a fiondarsi con una continuità dirompente, scompaginando gli equilibri difensivi avversari. Hanno lavorato molto entrambi gli attaccanti, Eder con meno costrutto, Pellè con maggiore efficacia. Di entrambi è risultata molto apprezzabile la funzione tattica, sia in fase di pressing, sia soprattuto in fase di costruzione della manovra, presentandosi puntualmente come riferimento incontro a centrocampisti e difensori, per poi scaricare di prima il pallone sulle fasce alla ricerca dell'inserimento degli esterni (Candreva soprattutto). Ha funzionato tutto a dovere, grazie anche alla complicità degli avversari e grazie anche all'impronta emotiva che la squadra è riuscita a trasferire sulla partita, sollecitata dal proprio allenatore. Questo risulta il più inconfutabile degli enunciati, in quanto si avvale della relativa dimostrazione pratica, rappresentata da un uomo in carne e ossa: Emanuele Giaccherini. Quasi tutti si chiedevano cosa diavolo ci facesse in campo e lui, nel frattempo, contribuiva al mistero palesando evidenti difficoltà d'inserimento nel quadro della partita. Finché ha preso a correre alle spalle del difensore e Bonucci gli ha recapitato un lancio telecomandato, sui piedi. Il suo difensore non l'ha seguito, lui ha stoppato alla perfezione e ha messo dentro. Due minuti dopo, nell'altra area, ha rincorso l'inserimento di De Bruyne come un forsennato, quando questi ha concluso in porta, si è trovato lì, ad opporsi alla sua conclusione. Un gol segnato e uno salvato dallo stesso uomo, uno che nessuno di noi avrebbe messo in campo. Conte invece sì, perchè il fatto è che Conte ha plasmato questa squadra come se fosse cosa sua, e Giaccherini è l'emanazione diretta del suo fluido.
Fin qui la provvisorietà e la parzialità delle cose. Dopo una sola partita. Le cose, ovviamente, è molto difficile rimarranno così fino alla fine degli Europei.
La cifra tecnica complessiva della nostra squadra rimane nettamente inferiore a quella di almeno 4 squadre. Centrocampo e attacco rimangono qualitativamente modesti e l'applicazione tattica, la certezza e la sicurezza dell'identità di squadra che Conte ha saputo infondere, potrebbero prevedibilmente non bastare quando ci si andrà a confrontare con squadre meno disorganizzate e tatticamente meno approssimative del Belgio. 
Guardata la nostra Italia, ora proviamo a guardare pure gli altri.
Partendo proprio dal Belgio, che risultava una delle favorite della vigilia. Ebbene, ferme restando le straordinarie qualità di Hazard e De Bruyne, la squadra è apparsa piuttosto disorganizzata. Incapace di mettere in pratica le necessarie contromisure ad un avversario che, al contrario, era sì molto organizzato, ma proponeva in fase offensiva temi tattici piuttosto ripetitivi e, quindi, anche leggibili. Risulta poi evidente, sotto un aspetto che possiamo definire morfologico, l'equivoco rappresentato dal ruolo di centravanti. Equivoco che è incarnato per diverse e inconciliabili ragioni sia da Lukaku (troppo statico e prevedibile), sia da Origi (poco concreto e poco adatto a porsi come riferimento a difesa avversaria schierata, ma più adatto a lanciarsi in profondità, negli spazi aperti).
Per questi motivi, uniti alla considerazione che la qualità di alcune squadre mi pare complessivamente superiore, ritengo che il Belgio possa difficilmente rappresentare una candidata credibile per la vittoria finale.
Un'altra squadra che non mi pare all'altezza delle trionfali aspettative iniziali è la Francia. Vero è che risulta avvantaggiata dal fattore campo, ma la qualità tecnica complessiva dei Blues mi pare non eccelsa. Griezmann, Giroud, Payet sono ottimi calciatori, ma non mi paiono possedere il talento e la personalità per determinare le sorti di una squadra in una competizione del genere. E anche Pogba, indiscutibilmente uno dei più forti centrocampisti al mondo, non credo abbia la forza e la consistenza adeguate per trascinare i Blues a tale impresa.
Al contrario l'Inghilterra, malgrado l'inizio un po' balbettante, mi pare abbia potenzialià superiori a quelle che le sono comunemente riconosciute. La qualità è ben distribuita in ogni ruolo e in tutta la rosa, sebbene non abbia picchi elevatissimi. La struttura di gioco mi pare ben delineata e la squadra ha una sua riconoscibile identità. Il punto debole potrebbe essere rappresentato dal portiere. Hart non garantisce necessaria affidabilità e il ruolo del portiere assume una rilevanza fondamentale per la buona riuscita di qualsiasi squadra.
La più accreditata alla vigilia era senza dubbio la Germania e la partita d'esordio, pur non risultando particolarmente brillante, non lo ha certo smentito. La Germania è obiettivamente uno squadrone, pur avendo perso un pezzo del suo potenziale, in seguito alle defezioni di Reus e Gundogan. Il vero punto di domanda è rappresentato dal vertice dello schieramento offensivo.  Per ora si prova a fare affidamento su Muller, sperando riesca a ripetere gli straordinari scores delle recenti competizioni internazionali. Il punto è che gli anni passano e Muller non è mai stato il classico fenomeno, semmai il puntuale e implacabile finalizzatore delle manovre di una squadra che funzionava come un orologio svizzero, partendo da posizioni preferibilmente laterali, quasi mimetizzandosi. Il problema per Low è che Klose non c'è più, e Gomez non è più quello di una volta.
Poi c'è la Spagna. La nazione che domina il calcio europeo a livello di club, che ha una fisionomia e un'identità ben delineate, e che, in rosa, possiede la cifra tecnica complessivaemente migliore.
Ha faticato anch'essa all'esordio, riuscendo a piegare solo negli ultimi minuti una modesta Repubblica Ceca, grazie ad una rete di Piquè, proteso in uno dei suoi celebri inserimenti offensivi e ispirato da un magistrale cross di Iniesta.
Alcuni suoi uomini di punta, per problematiche cronologiche e di chilometraggio, non hanno la brillantezza dei giorni migliori. Eppure alla fine, cross di Iniesta, colpo di testa Piquè e fine della partita. C'è sempre da fare i conti con loro. E ho l'impressioni che non appena Del Bosque si accorgerà di dover dare maggiore spazio a Pedro in avanti (a discapito di uno tra Nolito e David Silva) e a Thiago Alcantara a centrocampo, la Spagna si rivelerà la candidata più autorevole al titolo
Perchè, alla fine, saranno comunque queste le squadre con cui ce la si dovrà giocare. Quando tutto si deciderà. A quel punto l'identità della nostra squadra, così chiaramente plasmata da Conte, potrebbe smettere di rappresentare un autentico punto di forza. Squadre come la Spagna, la Germania e, a mio parere, anche l'Inghilterra, possiedono un valore tecnico complessivo superiore al Belgio e, anche, una struttura tattica meno disfunzionale. Contro questo tipo di squadre, che hanno la capacità d'imporre la propria forza e il proprio gioco, l'identità dell'Italia di Conte rischia di essere soffocata, assumendo una tendenza prevalentemente passiva, e la solidità della struttura rischierebbe di vacillare pesantemente.



 

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