domenica 22 maggio 2016

Un non elogio della velocità per una vera Riforma

Dicono che bisogna andare veloci. Fare, scrivere, approvare. Perché bisogna finalmente cambiare verso, imprimere una nuova direzione di marcia a questo Paese. 
Eppure io di direzioni nuove non ne vedo. Eppure a me pare che stiamo correndo non so quanto velocemente, ma sicuramente con affanno, più o meno come abbiamo corso finora. Perché il problema, finora, a me non era parso la lentezza. Certo, non siamo andati da nessuna parte, ma correvamo come dei matti. In un labirinto cervellotico, in cui, inevitabilmente, tornavamo con puntualità alla linea di partenza. E mi pare stiamo continuando perfettamente a fare la stessa cosa.
Perché, vedete, il punto è che negli ultimi trent'anni il Parlamento non ha affatto dimostrato di fare poche leggi, ma di farle male. Con la conseguenza di dover ritornare continuamente sulla stessa materia, quando non proprio sulla stessa legge, ad ogni cambio di maggioranza, sostanziale o formale che fosse. Bastano pochi esempi a fotografare questo ampio ventennio: ( vado anch'io per titoli, così come va di moda) riforme della scuola, delle pensioni, del lavoro, della Costituzione stessa (basta ricordare il Titolo V e quella berlusco-calderoliana bocciata dal Referendum). Un coacervo di leggi una sopra all'altra, tutte raffazzonate e pasticciate, scritte, approvate pure velocemente, salvo poi accorgersi che non funzionavano e tornare al punto di partenza, riscrivendo e riapprovando. Con altre maggioranze, magari.
Appare evidente che il problema non risulta, quindi, la velocità, risulta la qualità. Una legge ben studiata, ben pensata e ben approvata (condivisa più largamente piuttosto che a colpi di fiducie) magari richiede più tempo e pure più passaggi alle Camere, ma una volta fatta, vedrete che durerà più a lungo e, soprattutto, servirà anche effettivamente a qualcosa.
Perché bisognerebbe davvero riformare l'attuale Parlamento, ma non azzoppandone ciecamente una Camera. Bisognerebbe riempire il vuoto che lo annicchilisce. Un vuoto che può essere riempito solo da persone, idee, passioni, anche partiti. Ma che siano partiti veri. Riempirlo, insomma, di politica. Questa sarebbe la più potente delle riforme istituzionali. Quella vera.
Basterebbe la vecchia e trita saggezza popolare a illuminare i nostro poco iluminati riformatori costituzionali dell'ultima ora: la gatta, per andare di fretta, fece i figli ciechi. O, se preferite, chi va piano va sano e va lontano. 
Ecco, vedete, a volte quelle vecchie cazzatine, quelle insopportabile frasi fatte che ci propinano da tempo immemore, risultano essere più convincenti e meno inaccettabili delle nuove cazzatine, dei fulminei hastag e delle altrettanto insopportabili parole d'ordine del nuovo che avanza, senza andare da nessuna parte.

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