martedì 17 maggio 2016

Un discorso politico. Quasi.

Vincenzo De Luca può piacere o non piacere. A te non piace, e la vicenda m'incuriosiva. Come del resto ogni cosa che ti riguardava, o che anche solo avesse a che fare con te trasversalmente, perpendicolarmente, ottusamente o acutamente, superficialmente, pure solo sfiorandoti appena. E allora un giorno te lo domandai, mentre eri seduta sul sedile di fianco al mio, e io guidavo. Non ne parlavi per sentito dire, l'avevi guardato e sentito in tv. Ora, però, non è il momento di parlare di te. Non dovresti proprio più comparire nella mia mente, se è per questo, eppure con un'ostinazione paradossale e una pervicacia parossistica essa continua a tenerti stretta. Chissà quando se ne farà una ragione anche lei, eppure la ragione dovrebbe avercela lei, mente che è custodia della mia ragione senza ragione, con tutte le ragioni del mondo. Chi la capisce pure a lei.

Stavamo parlando di De Luca. Che può piacere e non piacere. Eppure a Salerno ha fatto il sindaco dal 1993 al 2015, con un intervallo di 5 anni in cui, a rigor di legge, ha dovuto farsi sosituire dal suo vice. Roba che manco uno che piacesse a tutti, il più piacevole e piacione del cortile, ci sarebbe riuscito. E il fatto è che, se ora non fa più il sindaco, è solo perché è passato al livello successivo (tipo candy crush), divenendo Governatore della Campania. E allora qual è il punto?  Il punto è che, ora, non vale neanche la pena parlare di De Luca. Dei motivi per cui potrebbe piacere e dei motivi (che a me paiono cospicuamente e sostanzialmente più validi) per cui potrebbe non piacere. Perché non funziona la cosa in sé, e non funziona al punto da rendere ininfluente tutto il resto, De Luca in quanto De Luca compreso.  Ventidue anni, più gli altri a venire, in cui la politica a Salerno ha significato solo e soltanto lui. Prima di spingersi alla conquista di tutta la Campania. 
Badate, non è una questione che si può liquidare con tre/quattro paragrafetti sul fenomeno della personalizzazione della politica, che qualsiasi politologo della domenica, sorteggiato a caso, potrebbe propinarci. Bisogna essere ben più drastici se si vuole entrare davvero nella questione. E la questione è che, ormai, da queste parti la politica non sappiamo neanche dove stia di casa. Perché fosse De Luca espressione di un'idea (non dico manco un'ideologia), di un sentimento popolare (non dico manco sentimento comunitario), allora potremmo davvero semplicemente parlare di personalizzazione della politica. Risulterebbe comunque un'incrinatura del processo democratico, ma se una comunità intera avesse deciso di ripararsi dietro lo scudo di un suo rappresentante, delegandogli completamente le proprie sorti, in direzione di quell'idea e di quel sentimento popolare, non sarebbe poi tanto grave.
Io, invece, quell'idea e quei sentimenti popolari non li vedo. Vedo un uomo dallo straripante ego e, sicuramente, dalla personalità carismatica, che tira avanti verso una meta indistinta, e gli altri dietro a seguirlo con gli occhi bassi, in marcia verso un indefinito progresso, sotto la bandiera di un non meglio precisato sviluppo che passerebbe attraverso costruzioni imponenti quasi in riva al mare, luci d'artista, per un Natale sproporzionato che va da ottobre a a febbraio, a tenere stretta una città, legandosi da un palazzo all'altro, da un edificio a una torretta. E poi vedo una magmatica colata di legalità, che scorre piuttosto a caso, andando a sommergere chi ci si trova sotto, tendenzialmente gli ultimi se non gli indifesi. Come quel video in cui "Vicienzo a funtana" in persona strattona il malcapitato venditore ambulante di colore, intimandogli di tirare fuori i documenti. Che poi dice che dietro questi c'è la camorra e io potrei anche crederci, fatto sta che farebbe un altro effetto un video in cui si vedesse "Vicienzo" strattonare un camorrista piuttosto che quel povero venditore ambulante, perché questo effetto qua, invece, mi risulta ributtante. 
Avesse perlomeno un partito dietro, nel senso fosse espressione di un partito. Perché invece De Luca prima era comunista e lo chiamavano Pol Pot, poi ha seguito tutta la dolorosa trafila di quel partito, rimanendo sempre in sella e, guardacaso, quasi sempre collegato a quelli che vi avevano posizioni di forza. Tanto che quando Bersani vinse contro Renzi era con Bersani, poi quando gli avversari di Renzi sono divenuti Cuperlo e Civati, lui è diventato renziano. Pian piano convincendosene sempre di più. 
Insomma De Luca può piacere o non piacere, ma se qui stiamo sempre, solo e continuamente a parlare di De Luca, il fatto è parecchio grave. Perchè quando si è costretti a dire che non esiste la politica e non esiste un partito, significa che non esistono le idee, non esiste il sentimento popolare, non esiste una comunità. E, quindi,  non può esistere giustizia sociale. 

*E tu sarai il pretesto, per approfondire un piccolo problema personale di filosofia, su come trarre giovamento dal non piacere agli altri come in fondo ci si aspetta che sia.
 Per esempio non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento. Ljudmila, non è vero che io mi dilungo spesso su un solo argomento.
para-cit. da Max Gazzé Cara Valentina


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