domenica 1 maggio 2016

L'imbecille telematico

L'imbecille ha diritto di parola. Io non voglio toglierglielo. E poi, chi sono io per stabilire chi è autenticamente, puramente imbecille? Chi è solo un imbecille apparente? Chi è imbecille soltanto superficialmente, mentre, se si andasse a penetrare nella sua crosta d'imbecillità, si scoprirebbero le viscere della sua umanità, il dolore della sua storia di vita, il senso della sua individualità che ne spiegherebbero e anche giustificherebbero la sua originalità imbecille. 
L'imbecille, in fondo, non ha colpe. Neanche internet, in sé per sé. Dice che Internet è un potentissimo strumento di democrazia. Può darsi. Effettivamente grazie a Internet viene allargato lo spazio della libertà di manifestazione ed espressione del pensiero. Di tutti. Dando maggiore concretezza ad un articolo importante della nostra Costituzione. Il 21, per chi abbia a cuore la precisione.
Il problema è che l'imbecille, quasi mai sa di esserlo. Quando "prendeva la parola al bar, dopo un paio di bicchieri, e veniva prontamente zittito", era costretto a rendersene conto. Capisco che quell'umiliazione potesse risultare dolorosa, ma aveva anche una fondamentale funzione sociale. Perché lo portava a riflettere. Perché l'imbecille capiva che aveva qualcosa da imparare. E allora si sentiva motivato e indotto a studiare, per prevenire ulteriori umilianti figure di merda. Perché mica un imbecille deve essere per forza condannato a rimanere per sempre nella medesima condizione? Si può migliorare, prima di tutto se stessi.
I problemi con Internet sono fondamentalmente due. Il primo è che quando lo utilizzi sei fondamentalmente solo. Tu, una tastiera e uno schermo. E né la tastiera né lo schermo sono in grado di farti comprendere che stai scrivendo una macroscopica stronzata. E poi c'è il secondo problema, quello veramente increscioso, che è sempre il traffico, ma non in quel senso. Su Internet c'è troppo traffico. Nel senso che tu, da solo davanti alla tua tastiera e al tuo schermo, puoi effettivamente entrare in contatto con il resto del mondo, con una platea sterminata di persone. E, in quella sterminata platea di persone, qualsiasi imbecille troverà pur sempre qualcuno che sarà disposto ad avvalorare la propria demenziale tesi, la propria mostruosità intellettuale. Ed è ovvio che quanto più sarà imbecille chi legge, tanto più troverà apprezzabile quello che un imbecille scrive. Identificandosi. 
E così gli imbecilli traggono una straordinaria forza dalla loro unione e si sentono straordinariamente intelligenti, capaci non dico di dominare il mondo, ma di modellarlo alla propria imbecillità.
Appare chiaro che se l'imbecille non solo non si accorge di essere imbecille, ma addirittura giunge a sentirsi un maître à penser, non potrà mai essere indotto a migliorare. Men che meno a riflettere e imparare. Rimarrà un imbecille, che accreditato da un' informe massa di suoi pari, propugnerà il trionfo dell'imbecillità.
E allora bisogna fermarsi un attimo. Perché la democrazia è davvero tale se porta ad un miglioramento della collettività. Se la collettività diventa peggiore e l'imbecillità trionfa, allora non è più democrazia. E non è certo un caso se stiamo vivendo i tempi in cui la partecipazione alla vita pubblica, la coscienza realmente politica, il reale impatto sul processo democratico risultano ai minimi storici. Purtroppo se ne accorge solo chi non è imbecille. Gli imbecilli battono furiosamente sulle proprie tastiere e ciò basta a farli sentire, vivi, partecipi e protagonisti del compimento e addirittura del trionfo della democrazia.
Insomma, Umberto Eco non aveva tutti i torti. Per chi volesse riascoltarlo: https://www.youtube.com/watch?v=u10XGPuO3C4


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