sabato 28 maggio 2016

Chi ha vinto e chi ha perso

Tutto è andato come doveva andare. Il destino è un pessimo scrittore e i suoi finali, spesso, sono più scontati di quelli che potresti vedere nei peggiori film americani. Tuttavia ha il privilegio di scrivere nelle stelle e non lascia un minimo spiraglio alla libertà d'interpretazione. Sopprime ogni speranza d'opposizione, più tenacemente della più sporca dittatura. Alla fine hanno vinto i vincenti, per definizione. Quelli che hanno vinto già prima dell'inizio della partita. Sulle copertine patinate, nei sospiri delle teenager e  dei teenager che siano, che ormai non fa neanche più tanta differenza. 
Gli eventi hanno fatto il loro corso, ma io mi prendo l'unico privilegio che ho. Ed è il privilegio di fregarmene e di scrivere il cavolo che mi pare. In questo sabato notte lontano dalle discoteche e dal divertimento, come un Caparezza senza la capa rezza, non rimanderò certo il sonno mettendomi qui a scrivere di Cristiano Ronaldo. Perché ha segnato il rigore decisivo? Chi se ne frega. Non ha vinto un uno contro uno in novanta minuti. Non ne ha azzeccata una. Ha saltato l'uomo, giusto un paio di volte nei supplementari, inceppandosi comunque ignominiosamente sul più bello. Ha avuto l'occasione (immeritatamente) per chiudere la gara sull' 1 a 0 per i suoi e ha finito per scaricare una ciofeca addosso ad Oblak, da pochi metri. Poi Juanfran, materializzatosi sul dischetto con il peso della sconfitta ad arcuargli preventivamente la schiena e la maschera della tragedia appiccicata sul volto ancor prima che essa si fosse compiuta. Il suo rigore s'infrange sul palo e arriva il momento dell'eroe preventivo. Bammete, fendente impeccabile e fine della storia. E via la maglia a offrire alle luci della ribalta il marmoreo torso. Parlatene voi.
Non mi metterò neanche a parlare manco di Zidane.  Lo faranno gli appositi cantori del nulla, che diranno che con lui il Real ha trovato quell'equilibrio che con Benitez era mancato. Magari grazie a Casemiro. Quando tutti sanno che la fronda interna al povero Rafa aveva preso spunto proprio dal pomo Casemiro. Volevano Isco, i senatori e il Presidente. In nome della filosofia galatcicos, del glorioso marchio del Real Madrid, fatto di calcio spettacolo, di arroganza tecnica. Cosa c'entrava con i galacticos un medianone dai piedi piuttosto ruvidi, buono a spezzare le trame avversarie, che poi ironia della sorte risultava anche brasiliano all'anagrafe? Che c'entrava pure con il Brasile, Casemiro? Alla fine Rafa ha dovuto chinare la testa, e non ci ha fatto di certo una bella figura. E non c'è neanche da sorprendersi se poi quella testa l'hanno fatta anche rotolare. A beneficio di Zidane, simbolo di un calcio puro nella sua grandiosità, che quella testata a un rozzo difensore italiano non aveva certo potuto macchiare. E Zidane ha cominciato provando a fare lo Zidane anche in panchina. Fuori Casemiro, dentro James Rodriguez, Isco, Kroos e tutti i campioni. La squadra continuava a non funzionare. Ed ecco che siamo dovuti tornare a quel medianone, figlio illegittimo del calcio brasiliano. Con Zidane è potuta passare, e i risultati hanno cominciato a cambiare.
Hanno vinto loro, il destino ha scritto. Io scrivo un'altra cosa. Scrivo che Simeone ha vinto nel momento in cui il Real di Zidane, per vincere, si è sentito costretto a doversi trasformare nella caricatura più truce dell'Atletico. Un gol in fuorigioco dopo 15 minuti e poi tutti sotto coperta. Ripiegati su se stessi, a fare massa nella propria metacampo. Calci, calcioni e palle sparacchiate in avanti. Tutto quello di cui, per settimane sono stati accusati Simeone e il suo Atletico. Ogni singolo capo d'imputazione riscontrato sul campo, in flagrante, a colpevole invertito. Perché l'Atletico, invece, secondo il suo stile e nei limiti della propria struttura tecnica, ha provato a giocare. Sotto di un gol irregolare. Con pazienza e razionalità. E nel secondo tempo ci è anche riuscito abbastanza bene, grazie all'ingresso in campo di Carrasco. Malgrado un rigore sbagliato. Il maquillage tattico di Simeone ha funzionato. A dieci minuti dalla fine perfetto inserimento di Juanfran sulla destra, imbeccato da un colpo magistrale del metronomo Gabi, cross di quest'ultimo a tagliare l'area di prima intenzione, taglio proprio di Carrasco e chiusura imperiosa sottomisura. 
Poi i supplementari, in cui schemi e strutture tattiche sono saltate. Ognuno ha avuto le sue chances, ma il destino aveva già predisposto secondo il proprio volere. 
Tenetevi i vostri eroi, io scrivo che ha vinto Simeone, perché Zidane per vincere ha dovuto fare Simeone. Il peggiore Simeone, manco un Simeone qualsiasi. E, badate bene, io non ne traggo certo la conclusione che, ora, per vincere bisogna fare i Simeoni. Lo sciocco dualismo tra cholismo e tiki taka lo lascio a voi. Tanto alla fine decide quasi sempre il destino. A suo modo.

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