martedì 19 aprile 2016

Non bucate il pallone

Come gli uomini di quella canzone di De Gregori, simboli plastici di un proletariato che neanche viene cantato più, quando la notte uscivano dalla miniera inciampavano nelle stelle, che tanto ormai le stelle nemmeno le vedevano più. Così noi ora, sterminato, indefinito e omnicomprensivo ceto medio (almeno così vogliono farci credere) che neanche si capisce più medio rispetto a chi e a che cosa, inciampiamo nell'aggettivo storico, sbattiamo contro l'attributo epocale appiccicato ad ogni banalità (nella migliore delle ipotesi, porcheria nella peggiore) che un governo de-ideolgizzato ci propone. E, se succede qualcosa che davvero ne vale la pena, qualcosa che davvero andrebbe celebrato come merita, neanche lo riconosciamo e di certo non lo celebriamo come si deve.
Allora accade che, se una squadra spuntata fuori quasi dal nulla si arrampica sulla cima della Premier League e si arrischia a compiere una delle imprese sportive più significative del decennio, non sappiamo far altro che rispolverare la favola di Cenerentola. 
E, se vogliamo parlare del meraviglioso condottiero di questa fantastica squadra, finiamo per parlare banalmente del Catanzaro, della pizza e della semplicità. 
Invece bisognerebbe parlare di un uomo di 64 anni, che i soloni, gli snob e i visionari apologhi di un calcio del futuro (probabilmente 2.0) avevano condannato in ultimo grado come cianfrusaglia del passato, roba buona magari per i collezionisti, ma indegna di incarnare i precetti del fantasmatico calcio contemporaneo. Se ne andò dall'Italia con l'etichetta affibbiatagli da Mourinho: "un povero vecchio che non ha mai vinto niente e mai potrà vincere", con la compiacenza del circo calcistico-mediatico italiano. Era finito in Grecia, sulla panchina della nazionale, infilando e collezionando un'inquietante serie di brutte figure. 
Poi è arrivato il Leicester, una squadra che l'anno precedente, da neopromossa, si era salvata solo nelle ultime giornate. Una squadra di perfetti sconosciuti a cui lui ha aggiunto Kante, centrocampista proveniente dal campionato francese, pure lui sconosciuto ai più. E Fuchs, terzino sinistro austriaco, onesto mestierante dei campi della Bundesliga. Mentre il Manchester United spendeva centinaia di milioni di euro, così come il Manchester City degli sceicchi. 
Ora dicono che il presidente del Leicester sia pieno di soldi. Buon per lui e anche, probabilmente, per le donne che frequenta, ma la squadra di Ranieri è stata fatta con gli spicci. Il volume d'investimenti fatto dalla proprietà del Tottenham e il monte ingaggi della squadra londinese è anch'esso assolutamente incomparabile. Pur essendo certamente inferiore ad alcune big inglesi, pur essendo Pochettino e la sua squadra un limpido esempio di buon calcio.
Ora, però, non venite anche a dirmi che il Tottenham e il suo allenatore sono i simboli del calcio vero, bello e puro e il Leicester e il suo allenatore sono il simbolo del calcio brutto, sporco e cattivo. Perché, sapete qual è il fatto? Ogni volta che parlate di calcio spettacolo e di come dovrebbe essere teoricamente il calcio bello e puro, un pallone si buca. C'erano dei bambini che stavano giocando, c'era il miracolo di questo sport che si stava compiendo, e voi gli avete bucato il pallone. Così rovinate tutto. 
Che poi, per entrare nel dettaglio tecnico della questione, avete presente il tasso qualitativo di cui è composta la squadra di Pochettino e quello di cui è composta la squadra di Ranieri? C'è una sproporzione teorica a favore dei "bianchi" inveratasi a suon di sterline. Teorica. Perché praticamente il Leicester al White Hart Lane ci è andato a vincere e, per ora, è avanti 5 punti in classifica. Cosa diavolo significa fare buon calcio se non riuscire a giocare nel miglior modo che le qualità, le caratteristiche e le specificità dei calciatori a propria disposizione permettono? Vi pare che ci si possa riuscire meglio di come ci sta riuscendo Ranieri con il Leicester? Questo è il calcio. Se davvero vi piace, è bello. In sé. Non esiste il bel calcio e il calcio brutto, se davvero amate questo sport.
E non venitemi a parlare di futuro e di passi avanti nell'evoluzione di questo sport. Si lamentavano proprio con queste stesse argomentazioni i brasiliani a Spagna '82, quando persero con l'Italia. Io non avevo neanche un anno e non ho potuto assistervi. Finché non giunse un benedetto vhs e scoprii in quell' Italia una delle squadre più affascinanti che la storia del calcio abbia mai espresso, e in quel Brasile un centravanti con la panza che si chiamava Serginho, che non avrei visto bene manco nel Palermo di Zamparini.
Riguardo al tifo, non so che dire. Effettivamente tifare Leicester va assai di moda. Potrei dire che anche il concetto di tifo andrebbe quantomeno ridimensionato. Per carità, il calcio è un fenomeno popolare e come tale va vissuto. Tuttavia anche il popolo, in fondo, va educato (in senso gramsciano). A tifare meno e a tifare meglio. 
Io tifo poco, ma sarei particolarmente contento alla fine vinca il Leicester e Ranieri. Quell'uomo che guidò il Chelsea milionario prima di Mourinho, e lo chiamavano Dead Man walking perché già sapevano tutti che a fine stagione se ne sarebbe andato. Lui a schiena dritta e sguardo fiero resistette un'intera stagione e alla fine ne venne fuori anche un libro, il cui titolo val la pena ricordare: Proud Man walking. Lasciando spazio e posto a quelli che dovevano vincere.
Che vinca Ranieri, vinca quel vecchio che non avrebbe mai dovuto vincere. E se anche non vincesse, ha comunque già vinto. Come in fondo anche Pochettino e il suo Tottenham, se solo riuscissimo a resistere alla tentazione di voler bucare il pallone.
 *la motivazione a scrivere questo pezzo mi è giunta dalla lettura di "chi ama il calcio tifa Tottenham", rintracciabile a questo link

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