sabato 2 aprile 2016

Messi, un fantastico talento. Però il calcio l'ha inventato un altro.

Maradona. E non hai bisogno di scrivere altro. Basta solo Maradona. Solo il soggetto senza neanche il predicato. Figuriamoci se ci sia bisogno di un complemento. E non stai facendo neanche prosa. Basta che tu scriva Maradona, ed è già poesia. Indipendentemente da te. Basta solo lui, basta che tu lo scriva. Con quale altro uomo, concetto, soggetto, oggetto, entità qualsiasi appartenente alla storia contemporanea funziona? Non me ne vengono facilmente altri. L'epoca contemporanea è maledettamente avara riguardo al genio. Maradona è stato un genio. Lo sanno tutti e non possono evitare di ricordarsene, anche se il tempo ha ormai consumato il suo dono divino. E non possiamo evitare di riconscerlo, anche quando ci appare nel personaggio di un film di Sorrentino, grasso, sformato, con un corpo che lo riduce quasi ad un freak. Quando quel personaggio, nel film, dice: "anche io sono mancino", non si può far altro che guardarlo stralunati: "tutto il mondo sa che lei è mancino". 
Il calcio attuale ha il suo fenomeno assoluto. Argentino come lui, mancino come lui, piccoletto di statura proprio come lui. Con il pallone attaccato al sinistro fa tutto quello che vuole. Segna caterve di gol. Sembra possa segnare quando e come vuole lui. Ha fatto gol straordnari anche di destro. E fa tutto ad una velocità innegabilmente superiore a quella cui viaggiavano le gambe di Maradona. E allora qualcuno può pensare che sì, Messi è più forte anche di Maradona. E il dibattito si apre. Un dibattito peloso, se non addirittura petaloso. Mentre "le loro sigarette tirano il fumo al mulino ( cit. Francesco De Gregori- L'ultimo discorso registrato) qualcuno dice che Maradona ha vinto un mondiale, Messi no. Qualcuno risponde che Messi ha segnato un numero spropositato di gol, più di Maradona. Quelli di prima ribattono che il calcio è cambiato e questo discorso non vale, perché prima si marcava a uomo, la tattica sfavoriva il gioco d'attacco, la regola del fuorigioco era diversa. E quegli altri contro-ribattono che allora la velocità? Ora il ritmo di gioco esige che le cose vengano fatte ad una velocità fortemente accelerata e questo richiede un inevitabile affinamento della capacità tecnica. E poi altro bla, bla, bla. E ancora bla, bla, bla. Perché tutto ciò non significa niente. A volte per parlare di calcio, non basta saper parlare di calcio. A volte anche in un campo di calcio si manifesta l'Epifania. E allora la fisica non basta più. Serve Platone, serve la metafisica. Perché in questo mondo, a volte, capita d'imbattersi in cose che proprio questo mondo lo trascendono. Il genio calcistico di Maradona è precisamente una di queste.  E allora serve citare Deleuze: la differenza tra genio e talento è che "il genio fa quello che può, il talento fa quello che vuole". 
Messi con il pallone ci fa quello che vuole. Perchè è un talento inimitabile, perchè l'ha affinato, ci ha lavorato, perchè ha acquisito una padronanza del suo talento quasi assoluta. Però, appunto, appartiene a lui. Lui e soltanto lui può essere l'artefice della realizzazione di esso. Perciò accade che (per esempio) si gioca la finale dei Mondiali Argentina-Germania, e Lionel magari si fa prendere un po' dal panico, come tutti i comuni mortali. Sente il peso di un destino che si deve compiere attraverso i suoi piedi e la sua schiena si piega sotto di esso. Così fa flop e l'Argentina perde la finale. Magari gli ricapiterà l'occasione e l'Argentina stavolta vincerà. Forse capiterà e io lo spero, perché Messi lo merita, perché è il dominatore assoluto del suo tempo. Ma non è questo il punto.
Il punto è che Maradona, invece, è l'esecutore di un miracolo che si compie attraverso il suo piede sinistro. E non solo quello. Anche attraverso la sua mano. Prima la mano de Dios e poi la serpentina irrefrenabile contro l'Inghilterra. E poi nella finale con la Germania, stanco e prosciugato dalla fatica di aver portato da solo una squadra fin lì, a pochi minuti dala fine, non può evitare di danzare sopra al pallone, in mezzo a tre tedeschi, girarsi sul suo divino piede sinistro e infilare il pallone nello spazio per Burruchaga. Mandandolo dritto in porta e permettendogli di segnare il gol che vale la Coppa del Mondo. A Burruchaga. Se c'ero io in campo, in porta ci avrebbe mandato anche me. Perché con il genio le cose devono succedere per forza. Il genio può. Maradona poteva fare ciò che si deve fare.
Anche quando non si allenava e aveva una pancia che strideva, come il suono della forchetta sul piatto, con il corpo di un'atleta. Doveva succedere comunque. Come quella volta, con la maglia del Napoli, che controllò con il sinistro un lancio lungo, accarezzò il pallone senza farlo cadere a terra, con una finta mise a sedere Galli e lo superò con un pallonetto tanto morbido quanto beffardo. Tutto senza far cadere mai il pallone a terra. O come quella volta che a circa 10 metri dalla porta, con la barriera della Juventus a non più di 5 metri, colpì il pallone con una carezza, scavalcando la barriera e facendolo infilare sotto la traversa, verso cui si protese invano Tacconi. Che ancora non si spiega come sia potuto succedere. E infatti una spiegazione razionale, fisica, non c'è. 
Perchè il punto è che Messi è il più bravo a giocare al calcio, Maradona il calcio non lo ha giocato, lo ha inventato.

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