mercoledì 30 marzo 2016

Chi c'ha l'iPhone e chi no

Un pezzo di Alessandro Robecchi, del Fatto quotidiano, s'interroga sul salvinismo. Potete trovarlo a questo link. A un certo punto il giornalista si chiede:   Ma a volte – qui casca l’asino, e avviso Salvini che è un modo di dire, niente di personale – un pochino esagera. Per esempio quando scrive: “Confesso, non ho l’iPhone, ma ho un Nokia66 vecchio di anni, cosa che magari ai compagni può dar fastidio”. Eh? Come? Ammetto di essermi perso per qualche minuto, di aver provato una vertigine: ma perché cazzo a me “compagno” (poniamo), dovrebbe dar fastidio se Salvini ha un telefono piuttosto che un altro? 
Pensandoci su, a me sembra che egli abbia sottovalutato la questione. In realtà il dettaglio del telefonino non è poi tanto insignificante. Sono robe che contano, a questo mondo. Renzi, per esempio, è uno che c’ha l’iPhone, e lo brandisce come fosse la spada di uno Zorro 2.0. Non dimentichiamo nelle varie Leopolde i patenti riferimenti e i subliminali ammiccamenti a Steve Jobs. E non dimentichiamo la metafora brandita contro la “vecchiezza” di certe romantiche opposizioni sinistroidi al suo jobs (sarà anche questo un caso?) act: “sarebbe come voler inserire un gettone telefonico in un iphone”. Il bersaglio di Salvini è lo stesso. Ed è un bersaglio ideale più che reale. La vecchia sinistra che non c’è più, l’autentica politica che è sotterrata. Solo che le truppe chiamate a raccolta da Salvini, contro il nemico ormai invisibile, non potrebbero mai essere le stesse. Sono quelle che non hanno l’iPhone. Parecchio mondo oggi si divide tra quelli che hanno l’iphone e quelli che non ce l’hanno. Effettivamente è roba da tredicenni, ma questo mondo somiglia parecchio a un mondo per eterni tredicenni.

giovedì 10 marzo 2016

Una connessione sentimentale



...se non avete capito cos'è questa roba che io chiamo connessione sentimentale, questo circuito che il mister riesce ad attivare, collegando inscindibilmente sè, la sua squadra e la gente che vi è affezionata, posso fare un altro esempio. Youtube è lì per aiutarci. Questo è il video.  Era il 1993. Io e il mister ci eravamo persi di vista da poco meno di tre anni. La sua carriera stava per produrre i primi esaltanti bagliori sulla panchina della Pro Salerno. Allenava un gruppo di ragazzotti tutti provenienti dal circondario salernitano. Alcuni con un pezzo di storia già scritta in quel fantastico libro che pochi leggono e che s’intitola “calcio minore”. Altri che il loro pezzo cominciavano a scriverlo proprio da allora. Si vedono questi ragazzi, tutti con una polo gialla sopra al pantalone blu della tuta. L’euforia illumina i loro volti. E parte un coro vigoroso: “State tutti attenti che, il nostro tifo inizierà…quando in campo scenderai, non ti lasceremo mai…” A questo punto compare nell’occhio della telecamera, con ogni probabilità una di quelle gloriose portatili degli anni ’90, il volto del mister. Si passa le mani intorno agli occhi, coinvolto da un sincero afflato emotivo verso quella manifestazione di gioia. Il mister è in pantaloncini corti, da cui sbucano due paia di enormi calzettoni bianchi, che ora come ora apparirebbero quasi fantozziani. Sarebbe un errore, però, vederli come sono ora come ora. Essi hanno il potere di trasportarci in un'altra dimensione. In un altro tempo. Poco oltre il Mexico ’86 cui collegava Toni Grandino. Un passo oltre Italia ’90. Ecco che ora l’emozione del mister, nei suoi calzettoni bianchi extra-lounge, si capisce tutta. E i suoi ragazzi cantano: “Olè, olè, olè, olè, olè olè, olè, olà. Olè, olè, olè, olè, olè, olè, olè, olà. Oooo Eziolino. Lallala, lallala, olè, olè, olè, olè, olè, olè, olè, olà. Oooo Eziolino.” 

tratto dal mio lavoro su Eziolino Capuano (stay
tuned...)

martedì 1 marzo 2016

Non devi credere

Non devi credere a quello che ti dice la gente. La gente dice un mucchio di stronzate, che spesso hanno anche il diabolico potere di assumere la sembianza della ragionevolezza. Tanto che tu non riesci a riconoscerle, ti confondi e ti convinci che siano vere. Invece sono solo stronzate travestite da affermazioni di buon senso, velenose puttanate camuffate da pietosi consigli. Per il tuo bene. Non credere mai alla gente, soprattutto non farlo quando ti dicono che è per il tuo bene.
Non devi credergli quando ti dicono che indietro non si torna e non serve indugiare nei ricordi, che non serve soffermarsi troppo a riflettere sul passato, che rimanere legati ad esso è da perdenti. Non credere mai a nessuno quando pretende di stabilire cosa è da perdenti, di decretare chi vince e chi perde, chi ha vinto e chi ha perso. Chi parla così, in qualunque ambito, è chi ha capito meno di tutti.
Il passato, la nostra memoria sono la verità più autentica che ci sia. Sono la sola cosa che esista davvero. Il futuro, adesso, non esiste ancora. Il presente, adesso che lo sto scrivendo, è diventato già passato.
Quello che noi siamo, l'unico senso che abbiamo, il nostro futuro dipendono esclusivamente dal nostro passato. E non è vero che non si può cambiare. Non è vero che non si può andare indietro nel tempo. Non devi crederci.  Possiamo cambiare le cose. Possiamo intervenire sul nostro passato e cambiare la nostra vita. Finchè siamo vivi. Dopo è davvero impossibile, a questo puoi crederci. Finchè siamo vivi, invece, siamo ancora in tempo. Possiamo incontrare il nostro passato, raggiungerlo e cambiare quello che abbiamo sbagliato e che non ci è piaciuto. Da domani, quando esce il sole, che adesso è appena l'alba. Appena esce il sole possiamo incontare una persona che appartiene al nostro passato e dirle quello che non le abbiamo detto prima. Comportarci con lei diversamente da come abbiamo fatto in passato, riparare ai torti che abbiamo inflitto, risolvere quello che ci dilania l'anima.
Domani possiamo giocare un'altra volta quella partita che abbiamo perso, cercando stavolta di vincerla.
Domani possiamo riprendere quel libro che abbiamo scritto e  riscrivere le parti che potevano essere diverse, sperando che stavolta funzioni meglio.
Domani possiamo fare quello che non abbiamo mai avuto la forza e il coraggio di fare.
Domani possiamo andare indietro nel tempo e cambiare quello che non ci piace. Domani possiamo cambiare la nostra vita. E se non sarà domani, sarà un altro giorno. Finchè siamo vivi, abbiamo ancora tempo.

* Lui si svegliò di colpo e capì di averla solo sognata. Si domandò con chi fosse, pensò è acqua passata. Poi smise di cercare risposte, sentì che arrivava la tosse, si alzò per aprire le imposte e la luce del giorno fuori sembrò appena iniziata.   cit. Francesco De Gregori Compagni di viaggio