venerdì 22 gennaio 2016

Per cambiare argomento, per sdrammatizzare: sulle mie vicende in discoteca

Se ne sta parlando in queste ore. In posti e spazi inediti. Su Amaranto Magazine.  Qui. Grazie a un commento da me stesso postato. E non è finita. Voglio sbracare.  Ho per voi un altro aneddoto sullo stesso tema. Basta Sarri, basta Mancini: le mie vicende in discoteca.
Un'altra di quelle sere, sempre nel salernitano, eravamo gli stessi amici, più alcuni altri e stavolta più alcune amiche. Regnava una certa incertezza. Faccio i nomi, perchè tanto cosa me ne frega? C' era chi voleva andare al Vittoria e chi voleva andare al Bogart. O meglio (voglio essere onesto) loro volevano andare al Vittoria e io al Bogart. Il motivo per cui, solo io, volevo andare al Bogart era che avevo il sospetto ci fosse una ragazza di cui mi ero innamorato qualche sera prima, partecipando ad una festa Erasmus. Una ragazza tedesca, faccio sempre il nome e sempre cosa me ne frega? Dana Stumpf. Non la classica bionda con gli occhi azzurri. Una ragazza dai capelli scuri, i lineamenti delicati e i modi gentili. Solo che nicchiava anzichenò. E io volevo fare quello che passava di lì per caso. Un po' alla Troisi. Quindi volevo andare al Bogart, perchè lì l'avevo conosciuta e quello era il posto che sapevo ella frequentava. Ora che ci penso, mi rendo conto che doveva piacermi proprio tanto, perchè riuscii a convincere tutti gli altri. Io. Da solo contro tutti. Il guaio fu che di Dana Stumpf neanche l'ombra. Oltre allo smacco personale si aggiunse il dettaglio che la serata si rivelò, diciamo, opinabile. A tal punto opinabile che un mio amico (un altro) il giorno seguente nel commentarla espose questo precetto: " Ragazzi, se dovesse capitare anche un solo altro sabato sera che mi sorprenderete ad aver messo piede dentro al Bogart, vi invito a condurmi di forza da Giggino tattoo e a farmi tatuare la scritta STRONZO sulla schiena".

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