giovedì 31 dicembre 2015

Brevissimo discorso di fine anno

Mi accingo ad un informale quanto breve discorso di fine anno, articolato in tre punti. Il primo di levatura nazionale, gli altri due di stretta osservanza personale.
1) Stasera, finalmente, in molti saremo costretti ad accorgerci per la prima volta che Mattarella è il Presidente della Repubblica. E questo solo dopo che ci saremo accorti che egli esiste davvero. A meno che non si esima anche dal discorso di fine anno. E a quel punto la sua elezione acquisirebbe davvero ed effettivamente un significato. Simbolico.
2) Quest'anno, per me nefasto non più non meno degli altri, ha rappresentato (sempre e solo per me) l'anno in cui sono stato più ispirato. Figuriamoci gli altri. Tranne la stagione 90/91, in cui sradicavo le porticine dei campi di calcio a 7 per pulcini della provincia salernitana, con la sola forza del mio piccolo sinistro e con l'intermediazione di un pallone.
3) Volevo dire a Liudmyla, anche se temo drammaticamente che non mi legga, che, in fondo, non è manco che mi frega molto di lei. Il suo significato nella mia vita è paragonabile a quello di Mattarella come Presidente della Repubblica, qualora si esima dal suo discorso di fine anno. Simbolico. Myla, come si faceva chiamare lei. 
Inoltre volevo dirti, Myla, che non è che io non sapessi perfettamente quello che tu saresti stata capace di fare. Lo sapevo perfettamente. E se io ho fatto quello che ho fatto era, appunto, per la mia sfida impossibile di vederti fare cose diverse da quelle di cui tu eri capace. Ovviamente ho perso.

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