martedì 17 novembre 2015

Espressioni strane, tipo: mutazione antropologica

Nel 2015 può succedere che citare Pasolini non sia più considerato tanto figo. In fondo lo è stato per molti anni. Ti abbandonavi all'ebbrezza di una considerazione sociologica, ci infilavi una citazione pasoliniana o anche solo un riferimento alla figura dell'intellettuale ribelle e passavi facilmente per un fine dicitore. Magari anche per un tipo interessante. Ora la moda pare sia cambiata. Pasolini non acchiappa poi così tanto. Sì, gli è rimasta un po' quella patina sacrale, per cui se un Muccino qualsiasi, il fratello più grande per la precisione, scrive su Facebook deprezzanti considerazioni sulle qualità registiche e sull'opera cinematografica pasoliniana, qualcuno insorge. Come a difendere una vecchia bandiera, ammainata, e quindi intesa inevitabilmente come cimelio. Le bandiere. Brutta cosa le bandiere, ogni volta che sventolano è una truffa.
Può succedere, sempre nel 2015, che io mi sieda sul divano di casa e mi metta a guardare un film americano. L'attore protagonista è quel tale che aveva interpretato Donnie Darko. Lo conoscono in tanti perché è stato un film di tendenza. Ti faceva sembrare figo, da giovane, se ti piaceva Donnie Darko. Io lo guardai e non ci capii molto. Non riuscii neanche a comprendere perché potessi sembrare figo se mi fosse piaciuto. O, almeno, se di quel film ci avessi capito qualcosa.
Di quest'altro film si è parlato molto meno. S'intitola Nightcrawler, in italiano lo sciacallo.  Dan Gilroy, il regista, ci ha vinto un premio americano. Egli è il fratello di un altro regista di nome Tony, che io non conosco, e con cui ha spesso collaborato come sceneggiatore. Questo film è la sua opera prima e il premio che ha vinto si chiama Indipendent Spirit Award ed è appunto un premio per il miglior film d'esordio nell'anno 2014. 
Il protagonista è un disoccupato, lui si definisce "privo di un'educazione formale", ma appare piuttosto sveglio ed è così che lui stesso si considera. Per fare soldi ruba rame, biciclette, altre cose a caso. Poi guidando con la sua macchina scassata incrocia, per strada, un'auto in fiamme. Due poliziotti tentano di tirar fuori la donna incastrata all'interno dell'abitacolo e due cameramen riprendono la scena. I poliziotti riescono nell'impresa e salvano la donna, ma il nostro è più interessato ai cameramen. Apprende che si recano sui luoghi in cui sono avvenuti incidenti, omicidi e tragedie o nefandezze varie, per filmare e vendere le immagini al tg che offre di più. Per il nostro disoccupato "privo di un'educazione formale" si tratta di un'illuminazione. Baratta una bicicletta rubata con una telecamera e comincia la sua avventura.
Lui è determinato, deciso, consulta internet da molto tempo, quasi quotidianamente, e così s'indottrina nelle materie più disparate. Lui sa quello che vuole. Lui avanza dove gli altri si fermano. C'è un ferito a terra con un colpo alla gola, un cameraman lo riprende da dieci metri, lui si avvicina e lo filma da sopra la testa dei paramedici che lo curano. Prima che lo caccino a pedate, ha filmato le sue immagini. E trova il compratore. Una donna (interpretata da Renee Russo) a capo di una testata tele-giornalistica diventa la sua Musa. Gli dice: " quando pensi al nostro Tg, pensa a una donna che corre per strada con la gola squarciata. Ti sarà più facile comprendere le immagini che ci servono". Una frase piuttosto banale, sicuramente stupida. Il nostro protagonista non la dimenticherà mai. Ha trovato il suo lavoro e ha trovato la sua missione.
Assume un collaboratore, ancora più disperato di lui ma meno determinato, niente affatto deciso e probabilmente meno incline a consultare internet. Lo paga 30 dollari a serata. Insieme filmano incidenti, omicidi, cercando di arrivare prima sul posto. O quantomeno più vicini. Cominciano a guadagnare. Per il nostro protagonista è l'ora dello step successivo. Vuole il riconoscimento sociale. Non solo. Vuole emendarsi dalla sua solitudine e vivere un rapporto di coppia. Lui sa quello che vuole e la donna che ha scelto è proprio la capa del tg. La sua Musa. Almeno un decennio più anziana di lui. La invita a cena, lei rifiuta, lui dice di essere pronto a vendere le sue immagini a un altro Tg. Gli "offre una scelta", sostiene. Così lei accetta l'invito a cena.
 A cena le "offre un'ulteriore scelta". Se accetta di diventare la sua donna, egli le assicura che sarà in grado di filmare immagini così sensazionali da permettere al suo Tg di sbaragliare la concorrenza e a lei, finalmente, di raggiungere il punto più alto della sua affermazione professionale. La donna pare disgustata. Il nostro protagonista sa quello che vuole e si è informato ben bene su internet circa le cose del mondo, ma il plot che si è scritto nella testa sembra essersi inceppato. Sembra. Un altro fatto di sangue è pronto ad accadere. La fortuna aiuta colui che sa quello che vuole. 
Il finale non lo racconto, perché pare non sia una cosa fatta bene parlare di un film raccontandone il finale. Quello che m'interessa scrivere è che, guardando questo film nel 2015, ho pensato a Pasolini. Mi è venuta in mente un'espressione che lui aveva preso ad usare negli ultimi anni della sua vita. Mutazione antropologica. La vedeva in atto nei giovani a lui contemporanei. L'uomo era destinato a diventare un'altra cosa. Qualcosa che lui considerava ripugnante. Qualcosa che, innervandosi nella contemporaneità telematica, ha subito un'ulteriore evoluzione. Qualcosa che dalla visione di questo film emerge in modo chiaro. Io lo definirei "idiota telematico". Un uomo nuovo che popola un mondo nuovo in cui quello che si cerca sembra poter essere a disposizione di tutti, perché oramai questo uomo nuovo ha perso anche la capacità di capire che, quello che cerca, è assolutamente niente. E quello che il mondo costruito dall'uomo nuovo è in grado di offrire è assolutamente nulla. 
Perché poi, Pasolini, anche quando faceva figo citarlo e rappresentarlo come riferimento, chissà se è stato mai capito davvero. Perché poi, io, chissà che, in realtà, non abbia scritto in fondo semplicemente stronzate. Magari sono un uomo nuovo anch'io. Magari a leggermi saranno solo uomini nuovi. Molto pochi, peraltro. E quindi, pazienza. Tanto vale esser fighi, se ci si riesce.

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