giovedì 4 giugno 2015

Se mi piace il Barcellona c'è un motivo

Ormai sono diverse settimane che una massa più o meno informe di persone pensano a lei. Essi lavorano e pensano a lei, tornano a casa e pensano a lei, chiudono gli occhi e pensano a lei, essi non dormono e pensano a lei. Vivono quasi tutti qui in Italia, molti di loro sono nel tuo paese, alcuni abitano vicino a te, li incontri per strada, alcuni li conosci proprio bene. Sognanti e frastornati, da qualche settimana, trascinano la loro vita nell'attesa di un evento. L'Italia ne è piena ed è piena anche di coloro che non li possono soffrire. Anzi, che sperano con tutto il cuore che siano gli altri a soffrire, che anela la loro umiliazione, che freme per la loro disfatta. I primi sono gli juventini, ce ne sono troppi e da settimane chiudono gli occhi, non dormono e pensano alla loro Juve e alla finale di Champions. Quegli altri sono gli anti-juventini, sono troppi anche loro e sabato sera saranno anch'essi davanti alla tv, probabilmente con la bocca aperta.
Più o meno è così che vivono il calcio milioni di persone nel nostro Paese ed è anche così che il calcio è nato, cresciuto, si è sviluppato e resiste orgogliosamente come fenomeno sociale in Italia e nel mondo. Va bene, va male. Non lo so e chissenefrega. Ognuno è libero di scegliersi le proprie passioni e di sentirle e viverle come più gli aggrada. Tanto più che sabato sera davanti al televisore ci sarò anch'io, probabilmente con la bocca chiusa. Del resto sono circa vent'anni che di partite veramente importanti non me ne perdo una. Nonostante del calcio come fenomeno sociale me ne impipo ormai grandemente. Sono stato ingenuo anch'io, lo ammetto. Sono stato un tifoso. Uno di quelli che riteneva che tifare per il Napoli fosse un tratto della propria personalità, che Maradona fosse un simbolo che identificava una comunità, simbolo di un amore in cui riconoscersi. Non lo penso più e non solo perchè Maradona non gioca più. Mi sono semplicemente laicizzato. In altri ambiti li chiamerebbero effetti della secolarizzazione. Ora il calcio lo guardo, lo seguo, talvolta non riuscendo a trattenere moti di disgusto e sentimenti di ripulsa, ma in un certo modo resisto. E il motivo vero per cui riesco ancora a resistere è che su un campo di calcio, ogni tanto e in dosi ormai quasi omeopatiche, si realizza qualcosa di spettacolare, qualcosa di affascinante al punto che talvolta anche io rimango lì a guardare a bocca aperta.
Questo sport è diventato monotono, ripetitivo, uguale a se stesso. Più cianciato, ciarlato, ciurlato nel manico, pubblicizzato, maketizzato che giocato, vissuto, sentito. Il campionato di Serie A ha da anni poco senso, esiti assai prevedibili e, cosa ben più grave, non sempre cristallini. Talvolta mi capita di nutrire il sospetto che quello che succede sul campo sia stato, più o meno parzialmente, preordinato e prefiguerato prima e altrove. E ti passa la voglia.
Poi, però, vedi un piccoletto che s'incolla il pallone al piede sinistro, s'infila sicuro e invincibile come un bambino tra gli adulti, li rade al suolo con la sola potenza di una finta e scavalca il portiere con un tocco poetico. Il calcio ha ancora senso perchè c'è Messi.
Oppure vedi un tizio un po' strambo e matto, con i dentoni un po' sporgenti, che se gli dai fastidio è capace pure di rifilarti un morso, però quando prende il pallone tra i piedi sembra abbia chissà quale torto atavico da vendicare. Gli avversari gli si lanciano contro inviperiti, ma lui gli fa passare il pallone sotto le gambe con leggiadria e poi, senza dare neanche il tempo di reagire, spara un destro dentro al sette. Il calcio vive perchè c'è Suarez.
E poi c'è un altro che è un fuscello coi capelli a cresta variopinta, che a vederlo così non gli daresti certo un passaggio, se lo incontrassi sulla tua strada a fare l'autostop. Lui, però, piazza il piede sopra al pallone e comincia a danzare. Destro, sinistro, suola, tacco, punta che gli avversari s'infumano paurosamente, perchè pare voglia sfotterli, ma non lo prendono mai, tranne che per tirargli un calcione per vana ripicca. Perchè Neymar, in fondo, non manca di rispetto agli avversari. Semplicemente gioca, crea, si diverte. Perchè il calcio è questo. Se non ci si diverte allora che senso ha?
E allora, con buona pace degli juventini e degli anti-juventini, io sabato sera la partita me la guardo perchè gioca il Barcellona e perchè in campo ci sono Messi, Suarez e Neymar.




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