lunedì 22 settembre 2014

Controrisposte utili per risposte poco gradite

C'è chi vorrebbe fare lo scrittore, ma in realtà scrittore non è. Condizione umana alienante e imbarazzante, eppure più diffusa di quanto si pensi. Ed ecco allora questo mondo tanto bello, in quanto vario, ha pensato anche a noi. Esiste una casella in cui infilare anche le vane e inconcludenti aspirazioni di noi altri. Esiste un business dedicato solo a noi. Ci sono case editrici che nascono e sperano di prosperare proprio grazie ai nostri soldi. Sono disposte a pubblicare anche la tua merda, purché sia tu a pagarla. Ti scrivono che la tua opera è degna di ammirazione  e di rispetto, che tu sei uno scrittore vero, però il mercato è complicato e cattivo. Il "mercato non permette". E allora tocca  a te pagare. Loro pubblicano il libro, tu versi loro un corposo assegnone e loro in cambio ti cedono le copie del tuo stesso libro. Detta così la vicenda mi pare suonare grottesca proprio così com'è concepita. Ci sarebbero altri modi per raccontarla, ma questo è il modo conforme alla verità. E così, in questi casi, non resta che trovare la risposta giusta. A me, nel mio piccolo, una mi pare di averla trovata:

Posso capire tutto, ma se "il mercato non permette" neanche noi permettiamo al mercato. Nel senso che, se uno ha da offrire qualcosa che non si vende, non è che può risolvere la vicenda comprandosela da solo. Da se stesso. Già non è tanto bello vendersi, se poi uno deve contemporaneamente anche comprarsi, diventerebbe davvero cedere qualcosa di troppo al mercato. Del resto, lo diceva Bennato in tempi non sospetti: "...resti fuori dal gioco, se non hai niente da offrire al mercato." 

giovedì 4 settembre 2014

Le regole

Potrebbe anche essere che abbiate ragione voi. Dico voi, tutti gli altri. Che mi dite che non si fa così, che ho sbagliato, che sono sbagliato. Sembrate così convinti. Magari avete ragione voi. E io ho torto.
Non potrete mai immaginare, però, l'eccitazione che può dare la solitudine. E non si tratta di roba da onanisti, come voi (voi che avete sempre ragione) potreste pensare. No, non c'entra. Niente contro l'onanismo, per carità. Pure gli onanisti hanno sicuramente torto e, di conseguenza, appartengono senz'altro a una categoria in cui mi ci ritrovo. Talvolta. A tratti, per essere più precisi. Questa eccitazione però è ben diversa. Come quando stai perdendo 6-0, 5-0 e tiri un ace micidiale all'incrocio delle righe. E ti accorgi che la partita non è finita. Ricominci a sentire dentro di te la forza, come un'onda che ti assale e che ti scaraventa di nuovo in piedi. E ricominci la tua battaglia e riprendi a godere di essa. E a godere di te. Che alla fine ti accorgi che non è nessun arbitro a decidere se hai vinto o se hai perso, perchè le regole del gioco le fai tu e le scegli tu. Voi avete ragione con le vostre regole e magari pensate anche di vincere. Mentre io rimango col mio torto, con le mie regole. Che però continuano a piacermi e per me continuano a funzionare. E mi alzo ancora da terra. E mi sento Sampras a giocare con le mie regole, mentre voi, che giocate con le vostre, mi sembrate Cancellotti. Mi state pure simpatici, ma il fuoriclasse sono io.