martedì 26 agosto 2014

Fallimenti



Aveva sentito dire una volta da qualcuno che a renderci particolarmente insopportabili le nostre miserie e la nostre disgrazie non sono tanto esse in sé, quanto piuttosto la insinuante consapevolezza che a chi ci circonda vada molto meglio. Gli era sembrato piuttosto banale come concetto. Non riteneva neanche fosse vero. In quel momento, tuttavia, gli capitò di ripensarci. Lo rivalutò. Al punto che arrivò ad attribuirvi una dignità addirittura filosofica.
I fallimenti, la grettezza hanno pur sempre una spiegazione. In ogni caso. La vita può andarti male perché il destino si accanisce contro di te e infila nel tuo cammino una serie di disgrazie, catastrofi, eventi del tutto sottratti al tuo controllo e alla tua responsabilità. Non hai colpe. Puoi pensare “è così che va la vita”. Poi però ti accorgi che non è così la vita degli altri. Ad altri va decisamente di culo. E ti verrebbe voglia di far esplodere loro con tutto il mondo.
Oppure succede che la tua vita è peggiore di quella degli altri, semplicemente perché hai meno qualità degli altri. Allora puoi dirti: “ ci ho provato. Ho fatto quanto era nelle mie possibilità”. Poi però pensi a quelli che ci hanno provato anche meno di te, si sono sbattuti decisamente meno di te e sono arrivati ben più lontano di te. Perché sono semplicemente migliori di te. E non puoi certo riuscire a trattenere l’impulso d’ insultare e maledire con tutte le tue forze sia te stesso che  tutte le divinità possibili e immaginabili.
C’è poi chi è il primo responsabile dei propri fallimenti, chi ci sguazza nella propria grettezza, chi non ha alcuna voglia di dannarsi l’anima per conquistare alcunché di questo mondo. In questo caso non dovrebbe esserci nessuno con cui prendersela e si potrebbe, in teoria, stare in pace nella propria condizione che, per quanto poco piacevole, risulta fondamentalmente volontaria. Il problema di costoro, tuttavia, è che se scelgono di disinteressarsi delle cose del mondo è perché, in  linea di massima, il mondo gli fa schifo. Trovandocisi a vivere, ne consegue una sotterranea sensazione d’insoddisfazione. Sensazione che diventa insopportabile quando vedono che gli altri, invece, ci vivono bene eccome. E ne hanno onori e gloria. Ed allora li disprezzano e contemporaneamente disprezzano la loro sorte, paragonabile a quella degli esuli. Prigionieri di un mondo che detestano, essendone sentitamente ricambiati.

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