sabato 20 aprile 2013

Bersani e Walter Chiari


“Avrei una cosa da dirvi, vi prego ascoltatemi. Stavolta è troppo importante, dovete ascoltarmi. Ci siete tutti? Mi sentite tutti? Perfetto. Allora andate tutti affanculooo.” Ieri sera su Blob Enrico Ghezzi faceva passare questa performance d’annata di Walter Chiari e io pensavo a Bersani. Chissà se anche Bersani stava guardando Rai Tre a quell’ora e chissà fino a che punto si sarà identificato. Fatto sta che l’ha fatto davvero. Perché arriva un momento in cui non si può più aggrapparsi all’analisi della sconfitta, alla retorica del capitano coraggioso che non abbandona la nave, della sinistra che soffre insieme al suo popolo, alle metafore più o meno infelici. Arriva un momento in cui non resta altro da dire che “andate a fanculo”. Per molti questo momento è arrivato troppo tardi, la maggior parte invece ci aveva, a sua volta, già mandato lui da molto tempo.
Certo è che oramai erano cascate le braccia anche a chi provava simpatia per la sua naturale bonomia, chi ne provava compassione per il crudele destino che gli era capitato di trovarsi a guidare una carcassa putrefatta, spacciata per partito, e trovarsi lì, spesso da solo, al centro di tutte le pernacchie. Spesso sento dire che il problema del Pd è che è un partito che ha troppe anime. Io credo che invece il dramma del Pd sia il fatto che l’anima proprio non ce l’ha. Ed è per questo che Renzi  sarebbe davvero perfetto come segretario. Bersani non lo era affatto. Bersani non sarebbe stato adatto come segretario neanche di un partito che un’anima l’avesse. Lo sapevano tutti, anche quelli che ce l’hanno messo. Il fatto era che serviva uno che non fosse D’Alema, nè Veltroni, né un democristiano qualsiasi. E che non fosse neanche dalemiano, veltroniano, prodiano, democristiano, affinché all’interno del partito tutti quanti questi potessero continuare liberamente a tirarsi cazzotti, decidere qualcosa per proprio conto, combinare disastri. E la faccia però ce l’avrebbe messa un altro. Bersani appunto. A cui hanno riservato anche la summa iniuria della più ingloriosa delle uscite di scena.
La colpa è soprattutto sua, certo. La faccia ce l’ha messa lui, quella mano sulla spalla ad Alfano ce l’ha messa lui. Fatto sta che ora se ne andrà anche con la macchia capitale, quella d’intelligenza col nemico. Ora che tra l’altro si è capito che il nemico non è Berlusconi, non è fuori. Il nemico è il Pd. Nemico di se stesso e nemico soprattutto di tutti quelli che ci hanno creduto e che l’hanno votato.
Ora anche quelli come me, che l’hanno sempre avuto in simpatia, che hanno sempre pensato e continuano ancora a pensare che sia comunque meglio lui che Renzi,  devono ammettere che come segretario è stato pessimo, che se ne va lasciando un partito infilato nel cassonetto dei rifiuti dove c’è scritto indifferenziata.
Però, ora che li ha mandati tutti a fanculo come Walter Chiari, quelli come me e anche quelli che l’hanno spernacchiato da sempre, dovranno rendersi conto che egli era solo una parte del problema. E, purtroppo, non la parte più importante.

Nessun commento:

Posta un commento