giovedì 7 marzo 2013

La ragazza del mistero


"Pagare con i soldi e con l’amore insieme ti fa rimanere senza più niente di niente." 
Era passato quasi un anno e lui, al volante della sua auto, immaginava di poter intrattenere e istruire un  uditorio composito e di giovane età declamando con solennità appassionata queste sue personali riflessioni. Il pubblico, che la sua mente stessa figurava e aveva predisposto, seguiva con empito e partecipazione. I suoi vagheggiamenti subirono una brusca interruzione. Dal lato opposto della carreggiata si era profilata una figura tra l’onirico e il letterario. Aveva i capelli corti, a spazzola, un cappottino color cammello da cui scendeva una gonna beige né particolarmente corta né particolarmente stretta, delle calze chiare e delle scarpe non molto alte dello stesso colore della gonna. Sotto la luce delle stelle e della soffice luna di quella sera, soltanto lambita dalla luce dei deboli lampioni di quel punto della strada, assumeva le sembianze di un suadente enigma da attraversare e da provare a scoprire. Un taglio da ragazzino, su una figura di pura femminilità. Un portamento e uno stile da donna matura, confuse con un’ indefinibile aura di freschezza e leggerezza da ragazzina. Rallentò la macchina e con più fatica i suoi pensieri e qualche centinaio di metri più avanti fece immediata inversione. Si avvicinò con il cuore gonfio di emozione e, dal finestrino chiuso, cominciò a fissare il suadente enigma, provando contemporaneamente a dare l’impressione di essere passato di lì accidentalmente. La ragazza condivise il suo sguardo, mal celando una certa insofferenza per la sua fissità. Lui se ne accorse, pensò anche che era il caso di dissimulare il suo incanto, di distogliere lo sguardo, ma non poté farlo subito. Gli sembrava, con quello sguardo, di aver vissuto finalmente il privilegio di poter contemplare un’Idea Platonica. La bellezza del suo viso pareva non appartenere a questo mondo. Probabilmente risiedeva nell’Iperuranio, dove secondo Platone esistono solo le idee eterne e immutabili, prima e senza che esse si contaminano con la finitezza e la parzialità di questo mondo. Quella bellezza, però, apparteneva ad una persona in carne ed ossa che, detto per inciso,  proruppe in una risata fragorosa, udibile al di là del finestrino. Probabilmente era il suo modo per dissimulare l’imbarazzo provocato da quello sguardo così insistito. Era arrivato, insomma, il momento di scappare. Talvolta, di fronte alla bellezza, scappare può risultare davvero la scelta giusta. Lui non era quel genere di uomo. Soprattutto non era il tipo da fare la scelta giusta. Si trattava semplicemente di allontanarsi, di differire il momento. Sarebbe tornato presto.

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