mercoledì 16 maggio 2012

Uscire fuori dalla melma


Ieri sera passando per il noto blog Piovono Rane una riflessione mi ha coinvolto. Alessandro Gilioli, l’autore, toccava il tema del momento. Nel suo post si parlava, insomma, del bubbone che con le recenti elezioni amministrative è diventato fin troppo evidente sulla faccia della politica nostrana per poter continuare ancora a far finta di niente. Gilioli scrive che c’è dell’altro oltre le malefatte, le indegnità e le ruberie di cui quelli che lui chiama “i rappresentati del popolo” si sono impudentemente macchiati in questi anni ad aver fatto venire una tremenda voglia ai cittadini di fare a meno di loro. Questo “altro” secondo Gilioli è la sensazione sempre più chiara che le decisioni vere, le vere dinamiche del potere stanno altrove.  A questi rappresentanti del popolo pare non restare altro che il disperato tentativo di – conservare poltrone e incarichi che oramai servono soltanto a loro- mentre chi prende le decisioni importanti sta altrove, mentre sono altri e più o meno oscuri i poteri che indirizzano la politica dei nostri Stati. Ciò che se ne ricava è – la percezione di non essere più in democrazia, o meglio di essere in una democrazia senza braccia e senza mani-, per cui risulta normale come  conseguenza di questa percezione, il desiderio di smetterla di votare quelli che in realtà appaiono ormai più che altro come fantocci, talvolta inoltre anche poco onesti e poco degni. Io credo che Giglioli abbia ragione. Insomma, siamo alquanto nella merda. La consapevolezza di essere alquanto nella merda si trascina con sé anche un portato che non faticherei a considerare positivo. Quando si capisce di essere arrivati a questo punto, del resto, è inevitabile sentire l’impulso a reagire. L’istinto di sopravvivenza, se non altro, ci spinge a spendere le nostre forze per evitare di essere sopraffatti. 
I prodromi di questo impulso a reagire io li vedo nel rinnovato interesse che gran parte della popolazione in età più o meno giovane ri-mostra per la politica. Li vedo nella rediviva consapevolezza della necessità e della bellezza della “partecipazione”. E non è un caso che siano soprattutto i giovani a rendersene protagonisti. La sensazione di non contare nulla e di essere soltanto i bersagli delle decisioni altrui e tutta la frustrazione che da ciò deriva le si hanno ancora più facilmente quando si è impigliati in un lavoro precario e si vive la quotidiana angoscia di poter ricevere un calcio in culo da un momento all’altro da un “padrone” che magari non si conosce e capisce manco bene chi sia. E allora a questa frustrazione si sente la necessità di reagire, si sente il bisogno di riprendersi in mano il proprio futuro agendo in prima persona.
Si spiega anche così il successo di Grillo e del Movimento 5 stelle. Attraverso di esso i giovani hanno senza dubbio una possibilità più consistente e reale di mettersi in gioco in prima persona di quanto ne offrano gli odierni consunti e sgangherati partiti. Non si può negare questo. Non si può non riconoscere questo merito sia a Grillo che al Movimento 5 stelle.
Allo stesso modo non si può negare che Grillo sia un personaggio piuttosto equivoco e che non ha evitato di macchiarsi di pacchiane incoerenze oltre che di profferire sonore sciocchezze. Una volta pare volesse disintegrare in pubblico un pc, in quanto simbolo della “tirannide della tecnologia”. Una volta montò un can can perché voleva candidarsi a segretario del Pd, proprio lui che aveva sempre professato e continua a professare di voler ardere vivi tutti i partiti. Recentemente ha sostenuto che nelle ruberie della Lega in fondo non c’era “il reato” e che la mafia non strangòla (sì proprio così, con l’accento sulla o) mentre lo Stato che chiede troppe tasse sì. In quest’ultimo caso giova ricordare che ha sostenuto di essere stato male interpretato, ma evidentemente è un vecchio trucco.  Comunque passino pure gli strafalcioni, le imprudenze e le bizzarrie di Grillo, non è giusto ingabbiare il Movimento nella personalità del suo ispiratore. Quello che va imputato, tuttavia, al Movimento 5 stelle è di non avere un’identità riconoscibile, di non avere una fisionomia politica e ideale nitida. Quindi di non avere ancora mostrato e dato prova di avere delle idee originali e plausibili in grado di permetterci di sperare concretamente che proprio il Movimento 5 stelle rappresenti l’entità attraverso cui la voglia di reagire e di riprendersi il proprio futuro possa avere il suo sbocco felice. In sintesi non credo sarà così che usciremo dalla merda. In ogni caso, quello che emerge di positivo, è quantomeno la voglia di tirarsene fuori. E non è cosa da poco. Mi pare una buona base di partenza.

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