lunedì 14 maggio 2012

Riflessioni pre-notturne




L’increspatura su cui la scricchiolante barchetta finisce per impennarsi ed essere sbatacchiata pericolosamente, è una stropicciata definizione burocratese. Il nuovo sindaco del Comune di Capaccio ha avuto l’ardire di nominare un assessore all’identità culturale.
La definizione a me, oltre che stropicciata, pare meritare almeno un altro paio di aggettivi. Impropria oltre che improvvida. Mi provoca straniamento il sostantivo “identità” fatto precedere all’aggettivo “culturale”. L’idea che ho io della cultura, da colto mediamente incolto quale sono e amo considerarmi, fa piuttosto a pugni (sempre secondo me) con ciò che ha  a che fare con l’identità.
La cultura nasce e vive se c’è uno scambio, un passaggio, un incontro. La cultura quindi ha bisogno della contaminazione, dell’interferenza, del contatto. Altrimenti muore.
Pur essendo mediamente incolto per essere colto so anche che l’identità non è qualcosa di fisso, di intangibile e che per svilupparsi e consolidarsi necessita della relazione. Tuttavia il sostantivo “identità” fatto precedere all’aggettivo “culturale” mi pare comunque ingabbi  l’aggettivo. Mi pare faccia perdere un po’ il senso del bisogno della contaminazione, dell’interferenza , del contatto di cui la cultura necessita per vivere e svilupparsi, per non morire.
Poi pensandoci bene non capisco che ruolo e che senso possa avere un assessore comunale all’identità culturale. Che compito dovrebbe avere? Salvaguardare l’identità culturale del proprio paese dagli influssi esterni, proteggerla dalla possibilità di confusione con le identità culturali dei paesi confinanti o lontani? Impedire la contaminazione? Non capisco. Non mi pare proprio accettabile l’idea di suddividere le culture in compartimenti stagni, di separarle in blocchi divisi. Se già la definizione “identità culturale” mi straniava, il pensare che ci sia un assessore all’identità culturale mi crea ancora maggiore turbamento.
Allora mi si dice:   -ma sai un paese come Paestum è attraversato da così tanta storia, ha un patrimonio così grande per cui possiede davvero una specificità e per cui c’è davvero bisogno che se ne acquisti consapevolezza. Purtroppo questa consapevolezza manca e per questo c’è bisogno di un assessorato all’identità culturale-.   Il mio turbamento, tuttavia, non svanisce affatto. Credo che ogni territorio, ogni popolo, ogni aggregazione umana presenti delle significative specificità. Credo anche che quelle che Paestum ha avuto in eredità dagli antichi Greci siano specificità particolarmente valorose e, per l’appunto, speciali e che meritino molto di più di quello che i Pestani e le loro sgangherate amministrazioni comunali hanno riservato ad esse finora. Tuttavia credo che la definizione di “ assessore per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale” sia molto più indicata a designare chi debba assolvere a questo compito. La mia definizione non piace affatto al mio interlocutore, a lui sta bene l’assessore all’identità culturale. La mia barchetta si cappotta e io faccio un tonfo nell’acqua. Lo scambio non ha funzionato, la contaminazione è naufragata. Anche questa è cultura. Tentativi di contaminazione andati a vuoto. Le nostre identità sarebbero rimaste più o meno separate in ogni caso e con ogni risultato, ma sarebbero comunque esistite. Senza la possibilità di provare ad ottenere un passaggio, ad effettuare uno scambio, senza contaminazione, invece la cultura non esisterebbe.

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