lunedì 28 maggio 2012

La notte oscura (ermetismo impanato e fritto)


La notte che è calata stanotte è nera di un buio che terrorizza gli occhi. Un velo copre la luna e serra prigioniera la luce. È un velo spesso come la vergogna. La vergogna è quella cosa che fa di un uomo un uomo, disse quel tale alla fermata del tram. In fondo poi cos’è la vergogna? Me lo domandai quella volta, dopo aver sentito le parole di quel tale, mentre correvo col cuore in gola verso la stazione. La vergogna è qualcosa di cui dobbiamo rendere conto a noi stessi o è il sentirsi nudi davanti agli occhi degli altri?  Perché se ci vergogniamo solo quando gli altri ci vedono e ci scoprono, allora in fondo non è vergogna e forse noi abbiamo fatto qualcosa che in realtà ci andava bene fare. E quindi non ci sarebbe niente di cui vergognarci. Malgrado pensassi veloce e mangiavo la strada con ancora maggiore frenesia, persi il treno, uno di quei treni che non passano più.
A questo punto il passato si dirada e vengo immerso definitivamente in questa notte nera di vergogna. La vergogna copre tutto, come un magma indistinto, dalle parti di Tivoli. Non si vedono più i fatti, non si distinguono l’una dall’altra le persone, si perde nella nebbia della vergogna anche il motivo che l’ha generata. Non si sa più né chi è in diritto di vergognarsi, né chi è in dovere di ricordarsi. Tutto scivola via in una nube nera, con le grida di sottofondo di chi dice “giustizia è fatta” o di chi dice “giustizia caina”. Mentre noi da qui vediamo solo il nero di questa notte e da qui non sappiamo certo, né potremmo, giudicare.
Chissà se poi in questa notte c’è spazio anche per la vergogna dei calciatori, degli allenatori. Difficile sostenerlo.  Se la vergogna è quella cosa che sosteneva i tale alla fermata magari, qualcuno che tra di essi è uomo, la proverà. Se non è questo, invece, venduti, imbroglioni e ciarlatani del calcio di ogni risma non hanno niente di cui sentirsi nudi dinanzi ai nostri occhi. Noi lo sapevamo già, eppure nei week end questo spettacolo brutto ed indecente siamo stati contenti come dei bambinoni di sorbircelo lo stesso. E niente c’ha tolto il gusto di spendere i nostri quattrini per giocarci sopra anche delle gran belle scommessone. Come ebbe a dire Petrolini : “ io non è che ce l’ho con te, ce l’ho con quello che hai a  fianco che nun te prende e te butta de sotto!”.
E ora mi cullo in questa notte, mentre un’ inquietante ombra di vergogna mi culla. Una vergogna che è tutta e solo mia e di cui voi non avete nulla da sapere.

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