venerdì 25 maggio 2012

Celestino

Da qualche giorno nelle pagine politiche compaiono cognomi nuovi. Pizzarotti, Tavolazzi, Casaleggio. Cognomi inediti, anche anomali, non privi di un certo spirito creativo, tanto da sembrare quasi inventati.
Sono cognomi verissimi, invece. La loro presenza sulle pagine politiche odierne è non solo meritata, ma anche benedetta. Soprattutto per quanto concerne il primo cognome. Di tantissime cose ha bisogno la nostra politica in questi tempi cupi e funerei. Una tra le tantissime è senz’altro l’emergere di cognomi nuovi. Evviva Pizzarotti dunque, evviva la riscoperta della partecipazione, evviva il riaffiorare del desiderio di fare politica attiva in una generazione che fino a poco tempo fa ne pareva tristemente immune.
Nelle pagine politiche di questi giorni, però, cambiano i cognomi, ma i contenuti rimangono pericolosamente simili a se stessi. Pizzarotti vorrebbe Tavolazzi, ma Casaleggio tramite Grillo non è d’accordo. Pizzarotti fa un passo indietro poi due avanti, poi due indietro più uno avanti, infine se la prende con la stampa, coi giornalisti che distorcono e interpretano male. Omette  però l’aggettivo “comunista”, a differenza del campione politico assoluto di questa specifica specialità.
 Tavolazzi litiga con Casaleggio. Grillo litiga con Tavolazzi, secondo Tavolazzi per interposta persona (il “famoso” Casaleggio di cui sopra).
Leggo stancamente risposte, contro-risposte, attacchi, contro-attacchi e mi viene in mente Nanni Moretti. Penso al Papa che non ce la fa a pensarsi Papa. Al Papa che ha una concezione così pura e alta del ruolo del Pontificato che non si sente all’altezza, che lo ritiene impossibile per lui. Gran bel film “ Habemus Papam”, mi è piaciuto molto. Mi piacque molto anche la canzone di De Gregori che prendeva spunto dalla storia di Celestino V, il Papa che nel 1294 rinunciò alla sua carica di Pontefice, ritenendo la vita monastica da benedettino eremita più adeguata a servire Dio, piuttosto che ricoprire la carica. 
Mi affascina molto la purezza mistica di chi guarda il mondo e le cose  nella loro “idealità” , di chi non sopporta che si compiano atti che ne possano intaccare o corromperne appunto l’ “idealità”.
Questa fascinazione a volte mi fa davvero pensare che l’azione più coerente a tale pensiero, la scelta più sensata sia davvero quella di “girare i tacchi e andarsene in Africa”. Metaforicamente s’intende, tecnicamente parlando al momento sto piuttosto bene qui a casa mia.
Poi per fortuna mi accorgo che si tratta solo di una suggestione. Non è sensato perdere la speranza che qualcosa di “ideale”, o più semplicemente di utile per questo mondo, si possa realizzare agendo, piuttosto che rinunciando. Non sperare e non confidare più di tanto in Pizzarotti, Tavolazzi, Grillo (o chi per loro) mi pare, intanto, molto più sensato.

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